domenica 18 aprile 2021

Religioni e mistica (2/2)


II monachesimo cristiano colma il vuoto lasciato da una Chiesa che si adatta all’Impero. Poco alla volta l’esperienza religiosa finirà per acquistare un valore in sé a prescindere dalla relazione col mondo. Scrive Frei Betto: “L’ascesi non aveva più alcun firtto di carità o ripercussioni sociali e politiche. Era il solipsismo, una specie di narcisismo spirituale... (S. Agostino è) il primo dei figli di genitori separati che noi tutti, cristiani, ancora siamo: figli della tradizione unitaria ebraica e del dualismo greco... Molti conservano ancora l’idea che l’essere umano si trova diviso in due campi tra loro nemici: il corpo, che tende al peccato, e lo spirito, che tende alla grazia” (Mistica e spiritualità, Cittadella, Assisi 1995).

Il simbolismo verticale di unione con Dio viene messo in contrasto con il simbolismo orizzontale di un pathos per il mondo. Noi oggi viviamo una continua oscillazione tra questi due poli. Scrive ancora Betto: “Siamo la prima generazione a passare da un polo all’altro, è normale che non riusciamo a ottenere una sintesi in questa dialettica” (op. cit.). Oggi viviamo un conflitto tra i momenti forti di preghiera e di raccoglimento e quelli deboli di impegno e di vita mondana. L’integrazione tra questi due aspetti ci risulta faticosa e, a volte, impossibile.

Negli scritti dei mistici, quali Giovanni della Croce o Teresa d’Avila, le espressioni più dure sono proprio riservate alle sensazioni spirituali. La critica è rivolta alle visioni e alle rivelazioni. Scrive Leonardo Boff: “Non illudetevi. Il cammino che porta dentro se stessi è estremamente doloroso... Prendiamo l’esempio di S. Francesco d’Assisi. Solo dopo molta pazienza e molta lacerazione interiore (e anche fisica, con le stigmate) egli ebbe la sua trasfigurazione e poté cantare il Cantico delle creature, chiamandole tutte col nome di fratelli e sorelle… Il mistero cristiano è il mistero del Venerdì Santo e della Risurrezione. Non c’è Risurrezione senza Venerdì Santo” (op. cit.).

sabato 17 aprile 2021

Il linguaggio degli animali (3/3)

 

C’era una volta un turco, di nome Timur Agha, che stava passando al setaccio paesi e città, villaggi e contrade, alla ricerca di qualcuno che potesse insegnargli la lingua degli animali e degli uccelli... Ora, avvenne che un giorno, proprio perché aveva saputo coltivare le qualità della virilità e della generosità, egli salvò la vita a un vecchio derviscio dall'aspetto fragile che era rimasto appeso alle funi rotte di un ponte di corda, in montagna. “Figlio mio, sono Bahaudin il derviscio”, disse il vecchio, “e ho letto nei tuoi pensieri. D'ora in poi conoscerai il linguaggio degli animali”. Timur Agha promise di non confidare mai il segreto a nessuno e si affrettò a tornare alla sua fattoria. Ben presto si presentò l'occasione di mettere in pratica il suo nuovo potere. Un bue e un'asina stavano discutendo nel loro linguaggio: “Io devo tirare l'aratro”, diceva il bue, “mentre tu non hai altro da fare che andare al mercato. Sei indubbiamente più intelligente di me; consigliami, dunque, perché voglio uscire da questa triste situazione”. “Tutto ciò che devi fare”, rispose l'asina astutamente, “è sdraiarti a terra e simulare un terribile mal di stomaco. Il contadino si prenderà cura di tè perché sei un animale prezioso. Ti lascerà riposare e ti darà del cibo migliore”. Ma Timur aveva naturalmente capito tutto e quando il bue si sdraiò a terra disse ad alta voce: “Questa sera stessa porterò questo bue al macello, a meno che non si senta meglio entro mezz'ora”. Immediatamente il bue si sentì meglio, persino molto meglio di prima! La cosa divertì molto Timur, che si mise a ridere. Sua moglie - che era curiosa e di indole piuttosto arcigna - gli chiese con insistenza il motivo della sua allegria. Ricordandosi della sua promessa, Timur si rifiutò di parlarne. Il giorno dopo si recarono al mercato: la moglie era seduta sull'asina, mentre il contadino camminava al suo fianco e l'asinello li seguiva trotterellando. Il piccolo asino si mise a ragliare e Timur capì che stava dicendo a sua madre: “Non ce la faccio più a camminare; fammi salire in groppa”. La madre rispose, nella lingua asinina: “Sto portando la moglie del contadino, e noi siamo solo animali; questa è la nostra sorte; non c'è nulla che possa fare per te, figlio mio!”. Timur fece immediatamente scendere sua moglie dall'asina per permettere all'asinello di riposare. Si fermarono sotto un albero. La moglie era furiosa, ma Timur disse solo: “Credo che sia ora di riposarci”. L'asina pensò: “Quest'uomo conosce la nostra lingua. Mi avrà sentito parlare con il bue ed ecco perché lo ha minacciato di farlo macellare. Però a me non ha fatto nulla, anzi, ha ripagato l'intrigo con la gentilezza”. Emise un raglio che voleva dire: “Grazie, padrone”. Timur si mise a ridere al pensiero del segreto che aveva, ma la moglie era sempre più arrabbiata. “Credo che tu capisca qualcosa del linguaggio di questi animali”, disse infine. “Chi ha mai sentito dire di animali che parlano?”, chiese Timur. Quando furono rientrati a casa, Timur preparò il giaciglio del bue con della paglia fresca che aveva comprato, e il bue gli disse: “Tua moglie ti assilla! Di questo passo il tuo segreto sarà presto svelato. Se solo te ne rendessi conto, pover’uomo, potresti insegnarle a comportarsi bene e ad evitarti dispiaceri solo minacciandola di frustarla con una bacchetta non più grossa del tuo mignolo”. “Ecco che questo bue che ho minacciato di portare al macello si preoccupa del mio benessere!”, pensò Timur. Così andò da sua moglie, prese una bacchetta e le disse: “Vuoi comportarti bene? Vuoi smetterla di farmi domande anche quando non faccio altro che ridere?”. La donna ne fu molto allarmata, perché il marito non le aveva mai parlato in quel tono; e in seguito Timur non corse mai più il rischio di fare rivelazioni. E fu così che gli fu risparmiata l'orribile sorte riservata a coloro che svelano segreti a chi non è pronto a riceverli.

Il discorso della montagna (Matteo 5) di Gesù di Nazaret

  LE BEATITUDINI (PREMESSA ALLE SUPERTESI) Il rotolo di Qumran 4Q525 2 II, 1-6 ha 9 beatitudini, di cui solo le ultime 5 sono conserva...