Dai Racconti dei Chassidim a cura di Martin Buber:
Al giovane Zalman, che lo andò a trovare durante il suo secondo viaggio a Meseritsch, rabbi Pinchàs voleva insegnare il linguaggio degli uccelli e quello delle piante, ma Zalman rifiutò. “L’uomo ha bisogno di comprendere una cosa sola”, disse. Da vecchio, rabbi Shneur Zalman viaggiava un giorno attraverso la campagna con un nipote. Dappertutto saltellavano e cinguettavano gli uccelli. Il rabbi tenne per un poco il capo fuori della carrozza. “Come parlano spediti!” disse poi al bambino. “Essi hanno il loro alfabeto. Basta soltanto ascoltare e afferrare bene i suoni, per comprendere il loro linguaggio”.
Lo Jehudi e il suo scolaro Perez passavano per un prato dove bovi al pascolo muggivano, mentre un branco d’oche risaliva schiamazzando e battendo le ali la sponda del ruscello che attraversava il prato. “Se si potesse capire ciò che dicono!” esclamò lo scolaro. “Se arriverai ad afferrare fino in fondo ciò che dici tu stesso, imparerai a capire la lingua di tutti gli esseri”.
Dai Fioretti di Francesco d'Assisi:
E passando oltre [Cannario e Bevagno] con quello fervore, [Francesco] levò gli occhi e vide alquanti arbori allato alla via, in su i quali erano quasi infinita moltitudine d’uccelli; di che santo Francesco si meravigliò e disse a’ compagni: - Voi m’aspetterete qui nella via et io andrò a predicare alle mie sirocchia (sorelle) uccelli. Et entrato nel campo cominciò a predicare alli uccelli ch’erano in terra; e subitamente quelli ch’erano in su gli arbori vennono a lui, et insieme tutti quanti istettono fermi, mentre che santo Francesco compiè di predicare; e poi anche non si partivano, insino a tanto ch’elli diede loro la benedizione sua... La sustanza della predica di santo Francesco fu questa: - Sirocchie mie uccelli, voi siete molto tenuti a Dio vostro creatore, e sempre et in ogni luogo il dovete laudare, imperò ch’elli v’ha dato libertà di volare in ogni lato, anche v’ha dato il vestimento duplicato e triplicato; appresso, perch’elli riservò il seme di voi nell’arca di Noè, acciocché la spezie vostra non venisse meno nel mondo: ancora gli siete tenuti per lo elemento dell’aria che egli ha diputato a voi. Oltre a questo, voi non seminate e non mietete; et Iddio vi pasce e davvi i fiumi e le fonti per vostro bere, e davvi i monti e le valli per vostro rifugio, e li arbori alti per fare il vostro nido e, conciossiacosaché voi non sappiate filare né cucire, Iddio veste voi e’ vostri figliuoli; onde molto v’ama il creatore poich’ elli vi dà tanti benefici, e però guardatevi, sirocchia mie, del peccato della ingratitudine, ma sempre vi studiate di lodare Iddio. Dicendo loro santo Francesco queste parole, tutti quanti quelli uccelli cominciarono ad aprire i becchi, a stendere i colli, ad aprire l’ale, e riverentemente chinare i capi infino a terra, e con atti e con canti dimostrare che le parole del padre santo davano a loro grandissimo diletto.
Dai Racconti Sufi di Rumi:
C’era una volta un turco, di nome Timur Agha, che stava passando al setaccio paesi e città, villaggi e contrade, alla ricerca di qualcuno che potesse insegnargli la lingua degli animali e degli uccelli... Ora, avvenne che un giorno, proprio perché aveva saputo coltivare le qualità della virilità e della generosità, egli salvò la vita a un vecchio derviscio dall'aspetto fragile che era rimasto appeso alle funi rotte di un ponte di corda, in montagna. “Figlio mio, sono Bahaudin il derviscio”, disse il vecchio, “e ho letto nei tuoi pensieri. D'ora in poi conoscerai il linguaggio degli animali”. Timur Agha promise di non confidare mai il segreto a nessuno e si affrettò a tornare alla sua fattoria. Ben presto si presentò l'occasione di mettere in pratica il suo nuovo potere. Un bue e un'asina stavano discutendo nel loro linguaggio: “Io devo tirare l'aratro”, diceva il bue, “mentre tu non hai altro da fare che andare al mercato. Sei indubbiamente più intelligente di me; consigliami, dunque, perché voglio uscire da questa triste situazione”. “Tutto ciò che devi fare”, rispose l'asina astutamente, “è sdraiarti a terra e simulare un terribile mal di stomaco. Il contadino si prenderà cura di tè perché sei un animale prezioso. Ti lascerà riposare e ti darà del cibo migliore”. Ma Timur aveva naturalmente capito tutto e quando il bue si sdraiò a terra disse ad alta voce: “Questa sera stessa porterò questo bue al macello, a meno che non si senta meglio entro mezz'ora”. Immediatamente il bue si sentì meglio, persino molto meglio di prima! La cosa divertì molto Timur, che si mise a ridere. Sua moglie - che era curiosa e di indole piuttosto arcigna - gli chiese con insistenza il motivo della sua allegria. Ricordandosi della sua promessa, Timur si rifiutò di parlarne. Il giorno dopo si recarono al mercato: la moglie era seduta sull'asina, mentre il contadino camminava al suo fianco e l'asinello li seguiva trotterellando. Il piccolo asino si mise a ragliare e Timur capì che stava dicendo a sua madre: “Non ce la faccio più a camminare; fammi salire in groppa”. La madre rispose, nella lingua asinina: “Sto portando la moglie del contadino, e noi siamo solo animali; questa è la nostra sorte; non c'è nulla che possa fare per te, figlio mio!”. Timur fece immediatamente scendere sua moglie dall'asina per permettere all'asinello di riposare. Si fermarono sotto un albero. La moglie era furiosa, ma Timur disse solo: “Credo che sia ora di riposarci”. L'asina pensò: “Quest'uomo conosce la nostra lingua. Mi avrà sentito parlare con il bue ed ecco perché lo ha minacciato di farlo macellare. Però a me non ha fatto nulla, anzi, ha ripagato l'intrigo con la gentilezza”. Emise un raglio che voleva dire: “Grazie, padrone”. Timur si mise a ridere al pensiero del segreto che aveva, ma la moglie era sempre più arrabbiata. “Credo che tu capisca qualcosa del linguaggio di questi animali”, disse infine. “Chi ha mai sentito dire di animali che parlano?”, chiese Timur. Quando furono rientrati a casa, Timur preparò il giaciglio del bue con della paglia fresca che aveva comprato, e il bue gli disse: “Tua moglie ti assilla! Di questo passo il tuo segreto sarà presto svelato. Se solo te ne rendessi conto, pover’uomo, potresti insegnarle a comportarsi bene e ad evitarti dispiaceri solo minacciandola di frustarla con una bacchetta non più grossa del tuo mignolo”. “Ecco che questo bue che ho minacciato di portare al macello si preoccupa del mio benessere!”, pensò Timur. Così andò da sua moglie, prese una bacchetta e le disse: “Vuoi comportarti bene? Vuoi smetterla di farmi domande anche quando non faccio altro che ridere?”. La donna ne fu molto allarmata, perché il marito non le aveva mai parlato in quel tono; e in seguito Timur non corse mai più il rischio di fare rivelazioni. E fu così che gli fu risparmiata l'orribile sorte riservata a coloro che svelano segreti a chi non è pronto a riceverli.
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