mercoledì 3 dicembre 2025

Charta Oecumenica aggiornata

Ciao G.,

hai visto il testodella Charta Oecumenica aggiornata?

Direi che hanno recepito le nostre osservazioni:

1. sul compimento,

2. sull’ebraismo vivente e

3. sulle differenti interpretazioni bibliche.

Infatti:

1. Hanno eliminato - come avevamo chiesto - la frase “They have never been replaced but fulfilled”: tra la sostituzione e il compimento il confine è troppo labile.

2. Hanno spostato dal secondo al primo paragrafo “They are our living and sustaining root” facendo di quell'ebraismo vivente una realtà non solo spirituale.

3. Hanno eliminato la frase “We… share not only the same Scriptures but also their understanding” sostituendola con “We can read Holy Scripture together and be enriched by each other’s interpretations”: non solo le Scritture non sono le stesse, ma anche la comprensione è diversa e proprio per arricchirci leggiamo insieme e interpretiamo le Scritture sia ebraiche che cristiane che sono entrambe Sacre.

Che ne dici?

Adesso attendiamo la traduzione in italiano…

Un caro saluto

 

Revision of Charta Oecumenica

 

7. Strengthening Community with Judaism

We are bound up in a unique community with the people of Israel. Jewish-Christian relations remain an important part of every Christian’s identity. Our Jewish sisters and brothers are the people of the Covenant which God has never terminated. Our faith teaches us that they are still “beloved” and chosen; “for the gifts and the calling of God are irrevocable” (Rom 11:28-29). “And from them, according to the flesh, comes the Christ” (Rom 9:5). The Jewish people have never been replaced by the Church, the Hebrew Bible has never been replaced by the New Testament, and the first Covenant has not been replaced by the new one. They have never been replaced but fulfilled. As we search into the mystery of the Church, we remember the bond that spiritually ties the people of the New Covenant to Abraham’s stock.

We acknowledge as a gift of the Holy Spirit the growing awareness of the deep familial bond existing between the Christian faith and Judaism. In this Spirit, the Jews are our parents in faith and our living and sustaining root (Rom 11:18). We can worship God and pray together, share not only the same Scriptures but also their understanding. We not only share a significant part of the Scriptures but we receive mutual nourishment from their interpretation. We hope that genuine dialogue will bring us to know each other, and this knowledge will be followed by true love and common activity. It will also help us in our ecumenical dialogue.

In the same Spirit, we deplore and condemn all past and present manifestations of anti-Semitism, all outbreaks of hatred and persecution. We ask God for forgiveness for anti-Jewish attitudes among Christians, and we ask our Jewish sisters and brothers for reconciliation. Together with Jews, Christians must become guardians of the memory of Jewish presence and heritage in Europe, broken and nearly finished in most places by the Shoah. To forget it means to agree with its perpetrators and to allow for its reoccurrence.

It is important nowadays to recognize the living and active presence of Judaism throughout Europe.

***

We would suggest to remove the word “still” (highlighted) because it can suggest “for now” but not always “they are beloved and chosen”. And this is not what the Charta should communicate. On the contrary the Charta should suggest nothing but “they are beloved and chosen”.

The word “fulfilled” can create problems for the questions that from that concept can be raised (for a full explanation see note n. 1). We would suggest to replace the banned sentence in red with the one in bold type.

We think that the Charta should be accurate and it is not correct to say that “we share the same Scriptures and also their understanding”. In fact we do not share the same Scriptures, but a part of them. Also we don’t share their understanding because we don’t share the same hermeneutics. Christians read the Scriptures starting from the revelation of Christ.

With this in mind, we would suggest to replace the banned sentence in red with the one in bold type. 

From the teachings of Bruno Segre we learned that Jews should not be relegate to just guardians of the memory. The real challenge nowadays is to recognize the living and active presence of Judaism. Otherwise the risk is to relegate Judaism only in the past.

To explain this topic, we would suggest to add the sentence highlighted in bold type.

P.S.

That "to fulfilled" means to realize, execute and satisfy. So the Jewish people is (or was) missing? Is the Hebrew Bible defective? Is the First Covenant unfinished? That “to fulfilled” unifies the Tanakh and the First Testament which instead derive from two different stories and two different interpretative approaches to the Scriptures. Even if God is and remains only one, the wars against the Romans, the destruction of the temple and Jerusalem, the reconstruction of Jewish life in the 1st-2nd century have opened a path for Israel that is different from the path followed by believers in Jesus Christ . Nostra Aetate rightly speaks of a bond between the Abraham’s stock and the people of the New Covenant. A first step towards a new ecclesiology which is still (almost?) yet to be built.

mercoledì 26 novembre 2025

Piena comunione

Ciao P.,

difficile fare uno schema che comprenda tutti i differenti casi che possono capitare.

Ricorderai che abbiamo avuto un disguido a causa delle chiese sire (assire o di Siria) perché alcune sono cattoliche ed altre ortodosse.

Al momento in Ucraina – anche causa guerra – c’è una chiesa fedele a Mosca e una chiesa che persegue l’indipendenza (autocefalia). Ce n'è persino una terza ortodossa ma non ci complichiamo la vita.

Anche eritrei – causa situazione politica – ed etiopi – causa guerra del Tigray – sono divisi tra loro.

Gli anglicani hanno una chiesa alta – con vescovi e più simile alla chiesa cattolica – e una chiesa bassa – più tipicamente protestante.

Ad ogni modo la piena comunione si ha solo con le chiese cattoliche di riti (o tradizioni liturgiche) diversi come maroniti, siro-malankaresi, greco-cattolici (bizantini) e altri.

La comunione è incompleta con le chiese ortodosse che pure celebrano tutti e sette i sacramenti: greci (patriarcato di Costantinopoli), russi (moldavi e ucraini), serbi, romeni, bulgari, georgiani, armeni, copti (egiziani), eritrei, etiopi.

La comunione è parziale con le chiese evangeliche (protestanti) che celebrano solo due sacramenti (battesimo e santa cena): valdesi, metodisti, battisti, anglicani, luterani, riformati.

Sono di ostacolo il mancato riconoscimento del papa (primato petrino) da parte degli ortodossi e l’assenza di successione apostolica nelle chiese protestanti (molte non hanno ministeri ordinati o preti e i vescovi – anche donne di anglicani e luterani – non hanno una linea di discendenza diretta dagli apostoli).

Altro caso problematico è quello delle chiese ortodosse non canoniche (non riconosciute dagli altri ortodossi) con cui la chiesa cattolica preferisce non intrattenere rapporti ecumenici.

Generalmente viene riconosciuto valido il battesimo trinitario (alcune chiese evangelicali professano la fede nel Padre e nel Figlio ma non nello Spirito Santo mentre per altre la fede è solo in Gesù Cristo).

L’intercomunione non viene praticata né con gli ortodossi né con i protestanti e problematica è anche l’ospitalità eucaristica (anche se qui bisognerebbe lasciare la parola al diritto canonico).

Come vedi non c’è uno schema perché la situazione è complessa e fluida.

Spero di esserti stato utile.


mercoledì 5 novembre 2025

A sessant'anni dalla Nostra Aetate

Il 28 ottobre 1965 la chiesa cattolica, riunita in concilio, ratifica una dichiarazione sulle relazioni con le religioni non cristiane. Il titolo in latino - Nostra aetate – è l’incipit del documento e significa: nel nostro tempo. Nell’introduzione si afferma: “I vari popoli costituiscono una sola comunità. Essi hanno una sola origine, poiché Dio ha fatto abitare l'intero genere umano su tutta la faccia della terra; hanno anche un solo fine ultimo, Dio, la cui provvidenza, le cui testimonianze di bontà e il disegno di salvezza si estendono a tutti, finché gli eletti saranno riuniti nella città santa, che la gloria di Dio illuminerà e dove le genti cammineranno nella sua luce” (n. 1). Queste poche righe sono fondate su ben sei citazioni bibliche (Sapienza, Atti degli apostoli, Lettera ai Romani, Lettera a Timoteo, Apocalisse). Il documento accentua l’idea di una sola comunità, una sola origine, un solo fine: il disegno di salvezza di Dio è universale. Infine Nostra aetate non ha alcun rimando al magistero precedente. La chiesa cattolica è di fronte a una questione nuova e caratteristica del nostro tempo. Per mantenere la fedeltà a Gesù Cristo occorre rivedere la tradizione.

Quando un cristiano parla di una sola origine fa riferimento alle pagine che aprono la Bibbia. Il libro della Genesi narra di come Dio tragga il mondo dall’abisso e dal caos, separando la terra dalle acque, la luce dalle tenebre. Adamo ed Eva, la prima coppia, sono all’origine di tutta l’umanità: pastori e agricoltori, gente di campagna e città, ebrei e non. Tutti gli esseri umani hanno un solo Padre: Dio. Affinché la sua benedizione divenga universale Dio sceglie una coppia particolare: Sara e Abramo. Questa famiglia diviene il popolo d’Israele chiamato a essere luce per le genti. Da questo popolo nasce Gesù il Messia che porta la salvezza all’umanità. Questo è il disegno di Dio narrato nella Bibbia. Il racconto presenta tuttavia aspetti sorprendenti. Nella Genesi la benedizione fuoriesce abbondantemente dal percorso tracciato da Dio: Israele - il figlio della promessa - non è più benedetto del fratello Ismaele; il padre nella fede Abramo - il primo definito ebreo dalla Bibbia - riceve lezioni di etica dai gentili (i non ebrei); la genealogia del Messia passa attraverso una straniera di nome Rut (una moabita). Gesù scorge nella donna cananea e nel centurione romano una fede superiore a quella di molti del suo popolo Israele. Una fede che non passa attraverso Abramo. Anche i cristiani oggi incontrano quotidianamente stranieri con una grande fede. Non sempre la tradizione che li unisce a Dio sembra passare attraverso Gesù Cristo.

Nel 1985, nel corso di una visita pastorale in Marocco, papa Wojtyla incontra a Casablanca un gruppo di giovani studenti islamici. L’anno successivo, per la prima volta nella storia, un papa invita i rappresentanti delle grandi religioni mondiali per una giornata di preghiera per la pace. L’iniziativa si ripete nel 1993 durante la guerra nei Balcani e nel 2001 a seguito degli attentati terroristici dell’11 settembre. La formula scelta per rincontro, che si svolge nella città di Assisi di san Francesco, è quella di stare insieme per pregare. Ciascuno lo fa nella propria lingua e con le proprie formule. Prima pregano tutti nello steso momento ma in luoghi separati. Poi nello stesso luogo ma in momenti diversi. Ciascuno diviene così testimone della ricerca di Dio fatta dagli altri. Con questo invito Giovanni Paolo II propone un modello per la prassi dei cristiani.

La forza del gesto rilancia la discussione all’interno della chiesa cattolica. I pronunciamenti del magistero sul tema del dialogo interreligioso si dividono in 4 categorie: documenti conciliari, encicliche missionarie, dichiarazioni del pontificio consiglio e testi dottrinali. Il concilio (Lumen gentium, Nostra astate, Gaudium et spes) segna la svolta dalla condanna al confronto. I padri conciliari trovano elementi comuni nella vita religiosa delle persone. Le religioni non vengono considerate vie di salvezza ma si riconosce che alcuni elementi in esse contenuti trasmettono la grazia di Dio. Qui l’accento è sulla comune umanità. Le encicliche missionarie (Ad gentes, Evangelii nuntiandi, Redemptoris missio) affermano che l’unico progetto divino si compie in Gesù Cristo. Tutte le persone possono partecipare a tale progetto attraverso i valori contenuti nelle rispettive culture e religioni. La chiesa è il seme del regno di Dio nel mondo. Lo Spirito santo agisce in tutte le persone e le tradizioni. Qui l’accento è sull’annuncio. I documenti sul dialogo interreligioso (Dialogo e missione. Dialogo e annuncio) hanno carattere pastorale. Nella Bibbia Dio ha un unico disegno ma stipula molte alleanze (con Noè, Abramo, Mosè, Gesù). Così attraverso le diverse religioni le persone ricevono l’unica salvezza in Gesù Cristo. Spesso persone di altre fedi aiutano i cristiani a vivere meglio i valori evangelici. A volte il dialogo è l’unica modalità possibile di annuncio dell’evangelo. Qui l’accento è sul dialogo. I pronunciamenti dottrinali (Commissione teologica internazionale, Dominus Jesus) si oppongono al relativismo. Affermano che Gesù Cristo è l’unico mediatore della salvezza e che la chiesa è necessaria. Peraltro attestano l’azione della grazia nelle altre religioni e la possibilità di salvezza al di fuori della chiesa. Qui l’accento è sulla verità. All’interno della chiesa cattolica la discussione è aperta ma l’annuncio di Gesù Cristo si coniuga ormai con il valore delle altre religioni.

Il documento noto con il nome di Dialogo e missione si intitola per esteso L'atteggiamento della Chiesa di fronte ai seguaci di altre religioni. Riflessioni e orientamenti su dialogo e missione (10 maggio 1984). Tale documento valuta le esperienze di dialogo a vent’anni dalla pubblicazione della lettera enciclica Ecclesiam suam di Paolo VI e dalla fondazione del Segretariato per i non cristiani (oggi Pontifìcio consiglio per il dialogo interreligioso). Dell’annuncio si parla in modo eloquente: “La missione è costituita già dalla semplice presenza e dalla testimonianza viva della vita cristiana (cf Evangelii nuntianti 21), anche se si deve riconoscere che portiamo questo tesoro in vasi di creta (2 Corinzi 4,7), e quindi il divario tra come il cristiano essenzialmente appare e ciò che afferma di essere è sempre incolmabile” (n. 13). Il documento delinea poi un dialogo dalle molte forme: “il dialogo della vita, come uno stile di condotta che implica attenzione, rispetto e accoglienza verso l’altro; il dialogo dell’azione, come collaborazione per obiettivi di carattere umanitario, sociale, economico e politico che tendano alla liberazione e alla promozione dell’uomo; il dialogo teologico, sia per confrontare, approfondire e arricchire i rispettivi patrimoni religiosi, sia per applicarne le risorse ai problemi che si pongono all’umanità nel corso della sua storia; il dialogo dell’esperienza religiosa, come condivisione delle esperienze di preghiera, di contemplazione, di fede e di impegno, espressioni e vie della ricerca dell’Assoluto” (nn. 28-35). A questo punto è possibile trarre alcune conclusioni. Il dialogo non è per pochi. Certo c’è un dialogo per teologi e per monaci, ma c’è anche un dialogo per cooperanti e persino per semplici vicini di casa o colleghi di lavoro. Certo il dialogo richiede spirito di accoglienza e vigilanza critica. Certo il dialogo è una pratica ascetica che impegna e affatica, proprio come crescere dei figli o assistere degli ammalati. Ma non è per pochi.

giovedì 31 luglio 2025

Su Paolo e il paolinismo

Buona giornata C.

Ho letto il tuo testo "paolino". Che dire?

Condivido tutto quello che hai scritto. Troppo spesso la chiesa cattolica, alla quale appartengo, ha privilegiato l'aldilà a scapito dell'aldiqua, il regno dei cieli a scapito della vita quotidiana (anche se l'apocalisse di Giovanni fa scendere sulla terra la Gerusalemme celeste...), una presunta spiritualità a scapito della terrestrità (anche se la religione dell'incarnazione dovrebbe sapere che ogni spiritualità o è incarnata o non è).

Di Paolo però ho imparato alcune cose ormai.

La prima è che ha cercato di fare da ponte tra l'ebraismo e la cultura greco-romana (e non è detto che ci sia riuscito). La seconda è che il suo parlare era contestuale, a fronte di una particolare comunità interlocutrice, e quindi a volte si è contraddetto suo malgrado. La terza è che, a suo modo, ha cercato di rimanere nel solco dell'ebraismo (ellenistico e apocalittico che sia).

Molto poi è dipeso dall'interpretazione che, a partire dai padri della chiesa, si è voluto dare di Paolo. Oggi gli studi su di lui provano a rileggerlo nel contesto del giudaismo della sua epoca e a dare una nuova interpretazione dei suoi messaggi. Chissà però quando la chiesa cattolica riuscirà a beneficiare di questo lavoro.

Ad ogni modo grazie per il tuo contributo.

giovedì 5 giugno 2025

Il deserto dei tartari

Il richiamo delle montagne 

è ciò che debitamente conservo

del noto scritto di Dino Buzzati.

 

Di quella fortezza nel mezzo

di quel deserto di terre alte

il protagonista è prigioniero.

 

Per un militare in tempi di guerra

sono quegli attesi combattimenti

a dare senso all'esistenza.

 

Il tempo sospeso infittisce

le sbarre eteree della prigione:

se mai si comincia, mai si finirà.

 

Unica consolazione,

unico motivo di veglia nel sonno,

il richiamo delle montagne.

giovedì 15 maggio 2025

Picchio verde (e anche un po' rosso)


Oggi ho incontrato un picchio verde come questo. La foto non è mia, l'ha postata un Carlo Caimi nel 2022, ma ora la sua pagina non è più raggiungibile. Gli devo dei ringraziamenti perché non ha voluto restrizioni nell'utilizzo dell'immagine. Rara dimostrazione di altruismo e di amore (gratuito) per la natura (o il creato se preferite). Il mio incontro è stato talmente fulmineo che non avrei avuto il tempo di scattare una foto con il cellulare. Anche perché oggi avevo deciso di uscire a camminare senza legami tecnologici col resto del mondo.

Dunque ho avvertito la presenza di un volatile attraverso il rumore (appunto) di un volo, di uno sbattere di ali piuttosto scomposto, non da uccello avvezzo a lunghi voli. Alzando gli occhi ho scorto una macchia verde chiaro (quasi gialla) con una macchia rossa staccarsi da un'imberbe tiglio e appendersi al tronco di una quercia adolescente. Il giovane bosco costeggia la pista ciclabile che da Copreno si dirige a Lazzate e passa proprio accanto alla cascina Grigioni.

Nell'avvicinarmi cauto all'albero su cui si era posata, la macchia giallo/rosso/verde si spostava verso la cima del tronco, con movimento ripetuto ad ogni mio passo. Infine, infastidito dalla mia minacciosa curiosità, si è slanciata verso l'estremo opposto del boschetto. Ed è proprio qui che si è rivelato ai miei occhi questo splendido piciforme, lungo una trentina di centimetri, con un'apertura alare inferiore al mezzo metro.

Evidentemente era a caccia di formiche con la sua lingua lunga e vischiosa e io, che avevo appena terminato il mio, ho finito per disturbare il suo pranzo. Purtroppo non sono riuscito a vedere se si trattasse di un maschio come quello ritratto dal Caimi, con un inserto rosso all'interno del baffo (o mustacchio), o di una femmina che invece ne è priva.

Buon pomeriggio amico Picus (viridis).
 

Charta Oecumenica aggiornata

Ciao G., hai visto il testodella  Charta Oecumenica aggiornata ? Direi che hanno recepito le nostre osservazioni: 1. sul compimento , 2. s...