Saudi Aramco è l’azienda statale dell’Arabia Saudita che
produce da sola un ottavo del petrolio consumato oggi nel mondo. Nel 2018 ha
fatturato 356miliardi di dollari con 111miliardi di utili (il doppio di Apple).
Aramco emette in un anno 182milioni di tonnellate di CO2 ed è la terza azienda
più inquinante del pianeta dopo la russa Gazprom e la cinese Sinopec. Estrae
proprio quegli idrocarburi che 184 paesi con l’accordo di Parigi si sono
impegnati a ridurre. Aramco va in Borsa con solo l’1,5% delle azioni contro il
98,5% che resta di proprietà dello Stato e quindi del principe Mohammed bin
Salman. La quotazione complessiva in Borsa è di 1.700miliardi di dollari. La
quota fornita dalle banche è di 25,6miliardi di dollari. Tra le 25 banche che
sostengono Aramco ce ne sono di americane (Goldman Sachs, JPMorgan, Morgan
Stanley e Merril Lynch), francesi (Bnp Paribas, Société Générale, Crédit
Agricole) e spagnole (Banco Santander), ma nessuna banca italiana. Lo scorso
anno nell’incontro del Consiglio dei diritti umani dell’Organizzazione delle
Nazioni Unite (ONU) 24 nazioni hanno accusato l’Arabia Saudita di torture,
detenzioni arbitrarie, sparizioni forzate, processi ingiusti e molestie su
individui impegnati nella protezione dei diritti umani.
Quanto a me, io do a te, più che ai tuoi fratelli, un dorso di monte, che io ho conquistato (Genesi 48,22)
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