mercoledì 30 giugno 2021

Gesù secondo alcuni ebrei

Un approccio storico di analisi della relazione ebrei/Gesù può essere suddiviso in quattro momenti: i primi due secoli dopo la nascita di Gesù, il periodo della Mishnà e del Talmud (secc. III-XI), quello della Chiesa trionfante e trionfalistica (secc. XII-XVIII) e il periodo degli studi critici (sec. XX).

I primi due secoli dopo la nascita di Gesù

Giuseppe Flavio — sacerdote ebreo — durante la rivolta ebraica del 67 d.C. passò dalla parte dei romani – pensava infatti che il vero Messia fosse l’imperatore romano Vespasiano

“Ci fu poi verso questo tempo Gesù, uomo saggio, se pure si può chiamarlo uomo: operava infatti azioni straordinarie, maestro di uomini che accolgono con piacere la verità. E attirò a sé molti giudei e molti anche tra i greci. Egli era il Messia (il “Cristo”). E dopo che Pilato, per denuncia degli uomini principali tra noi, lo ebbe punito di croce, non cessarono coloro che sin da principio lo avevano amato. Egli infatti apparve a loro il terzo giorno, nuovamente vivo, avendo già detto i divini profeti queste e migliaia di altre cose meravigliose intorno a lui. E ancora adesso non è venuta meno la tribù di coloro che, da lui, hanno ricevuto il nome di cristiani” (Antichità giudaiche).

Il periodo della Mishnà e del Talmud (secc. III-XI)

“Anche se ha peccato, resta pur sempre un ebreo” (Sanhedrin 44b) - “Un bastardo di una adultera” (Yebamot IV,3; 49a) - “Il suo nome era Jeshua di Nazaret” (Avodà Zarà 16b) - abbreviato in Jeshù: senza la “ain” perde il significato di “salvatore” - acrostico della frase biblica “Jimàch shemò we zikrò” ovvero “che il suo nome e la sua memoria siano cancellati” (Salmo 109,13 e Deuteronomio 9,14)

“Praticò la stregoneria e la seduzione e conduceva Israele per un cammino sbagliato; si burlò delle parole dei savi e commentò la scrittura come i farisei; ebbe cinque discepoli; disse che non era venuto ad abrogare niente della Legge né ad aggiungere niente; fu appeso a un legno come falso maestro e seduttore, in vigilia di Pasqua; i suoi discepoli curavano malattie in suo nome” (Shabbat 116)

“Durante i quaranta giorni prima della crocifissione un araldo proclamò che doveva essere giustiziato, in modo che chi volesse potesse parlare in suo favore; ma nessuno si presentò e fu appeso la vigilia di Pasqua; non esisteva nessuna sicurezza che a Gesù spettasse una parte del mondo avvenire” (Sanhedrin 43a).

Il periodo della Chiesa trionfante e trionfalistica (secc. XII-XVIII)

La tradizione popolare elabora il “Toledot Jeshù” (“storia di Gesù”) - nel IX secolo gli ebrei raccontano una storia di Gesù (Agobardo di Lione) - “poco seria, scomoda ed inopportuna” (Riccardo Di Segni) - “L’atteggiamento rispetto a Gesù peggiorò quando i gentili cominciarono ad abbracciare la nuova fede e a disprezzare l’ebraismo e divenne ancora più ostile quando i cristiani, di origine ebraica e non ebraica, cominciarono a perseguitare gli ebrei” (Lea Sestieri)

“Gesù è figlio adulterino di Miriam e Josef Pandera (nome citato nel Talmud); è intelligente e impara bene e rapidamente; mediante il potere del Nome ineffabile (di Dio) comincia a fare miracoli; fu trovato colpevole di stregoneria e seduzione; i savi decisero che Giuda Iscariota lottasse con lui in gara di prodigi; fu arrestato e appeso la vigilia di Pasqua in un tronco di cavolo; rabbi Tanjumà (400 anni dopo Gesù) trovò il cadavere nel giardino”

Jehudah ha-Levì (1075-1141) - poeta e filosofo ebreo-spagnolo - epoca alto-medioevale

“Queste comunità religiose (cristiani e musulmani) sono preparazioni a una introduzione per il Messia atteso, a cui prenderanno parte insieme cristiani, musulmani ed ebrei. Allora tutti e tre non formeranno che un solo albero, come Ezechiele (37,17) l’ha già visto nella sua visione ecumenica della riunificazione” (Kuzari).

Maimonide (1135-1204) - filosofo - opera halakica “Mishné Torà”

“Tutto ciò che riguarda Gesù di Nazareth e l’ismaelita (il profeta Muhammad) venuto dopo di lui, non è servito che a liberare la via del Re Messia e a preparare tutto il mondo all’adorazione di Dio nella comunione dei cuori, come è scritto: Allora io darò ai popoli un labbro puro, perché invochino tutti il nome del Signore e lo servano tutti sotto lo stesso giogo (Sofonia 3,9). Così la speranza messianica, la Torà e i precetti sono divenuti patrimonio religioso comune fra gli abitanti delle isole lontane e tra i numerosi popoli incirconcisi di cuore e di carne” (Holkot Melakhim XI,4).

Il periodo degli studi critici (sec. XX)

Negli ultimi decenni non sono poche le opere di autori ebrei su Gesù; “Gesù e Israele” di Jules Isaac (Nardini, Firenze 1976), “Fratello Gesù” di Schalom Ben-Chorin (Morcelliana, Brescia 1985), “Jesus” di David Flusser (Morcelliana, Brescia ), Klausner, Vermes, Heschel, Thoma, Neusner, Borowitz, Falck, Lapide, Montefiore...

Geza Vermes - docente all’università di Oxford - ebreo, profondo conoscitore del giudaismo rabbinico - noto per i suoi studi sui manoscritti di Qumran - nel 1973 pubblica Gesù l’ebreo (Borla, Roma 2001), una trilogia che prosegue nel 1983 con Jesus and the World of Judaism (mai tradotta) e nel 1993 con La religione di Gesù l’ebreo (Cittadella, Assisi 2002)

Vermes collaziona i vangeli con un’enorme quantità di materiale biblico e rabbinico tratto dalla Mishnà e dal Talmud. Di Gesù studia con attenzione la relazione con la Torà, il magistero intessuto di proverbi e parabole, l’attesa della venuta imminente del Regno, la concezione di Dio come Padre, la profonda fede ebraica e la vocazione alla santità. Ne emerge la figura di un maestro carismatico, di umili origini galilee, consapevole della sua missione tra la gente semplice. Un sapiente che non ricerca titoli da profeta, messia o figlio di Dio in senso cristologico, ma trae la sua autorità dalla capacità di operare guarigioni. La religione di Gesù si fonda sulla Torah, la Bibbia ebraica, ed è profondamente escatologica. Per Gesù la Torà è parola di Dio da osservare e orientare a una finalità che non è giuridica ma etico-religiosa.

Abraham Joshua Heschel - uno dei massimi pensatori ebrei del secolo scorso - nasce a Varsavia nel 1907 in una famiglia chassidica - nel 1940 ripara negli Stati Uniti – insegna etica e mistica ebraiche per quasi trent’anni - alcune sue opere come II sabato (Garzanti, Milano 1999) e Dio alla ricerca dell’uomo (Borla, Roma 1969) sono note anche in Italia - muore a New York nel 1972 – l’ultima sua fatica è l’opera Torah min ha-shamajim (La Torà viene dal cielo) - scritta in ebraico per l’abbondante uso di fonti antiche - tredici capitoli sono tradotti in italiano in La discesa della Shekinah (Qiqajon, Bose 2003) - un discesa del divino nell’umano - il contesto è la discussione tra le scuole di Rabbi ‘Aqiva e di Rabbi Jishma’el - la prima, minoritaria e mistica, sostiene che il Signore discese sul monte Sinai” (Esodo 19,20) — la seconda, maggioritaria e profetica, preferisce le parole: “Dal cielo ho parlato con voi” (Esodo 20,2) - secondo Rabbi ‘Aqiva la relazione di Dio con Israele è intima e Dio soffre e si riscatta con il suo popolo - al contrario per Rabbi Jishma’el è un vincolo morale che obbliga Israele alla pratica dei precetti e Dio alla redenzione — cuore e volontà, pathos e patto, contingenza e permanenza.

Nell’ambito del dialogo ebraico-cristiano si accosta spesso l’idea di Shekinah alla persona di Gesù Cristo. Il verbo ebraico shakan significa abitare, dimorare, risiedere. Quando un ebreo parla di Shekinah si riferisce alla dimora di Dio in terra. All’interno dell’ebraismo la discussione sul concetto di Shekinah è aperta. Un midrash dice che Dio si rivela nel roveto ardente per condividere il dolore di Israele schiavo in Egitto (Esodo 3,2). Un salmo afferma che Dio inclinò i cieli e discese sul monte Sinai (Salmo 18,10), Un passo talmudico sostiene che il monte Sinai non fu innalzato ma la Shekinah vi si posò. Non può sfuggire la consonanza tra passi come questi e quel caposaldo dell’insegnamento di Paolo di Tarso secondo cui Gesù “pur essendo nella forma di Dio... spogliò se stesso e vestì forma di servo e si fece simile agli uomini... abbassò se stesso e si sottomise fino alla morte e alla morte di croce ’ (cf Filippesi 2,6-8). Citando questo passo Heschel commenta: “E’ possibile che i Sapienti (la scuola di Rabbi Jishma’el) si rendessero conto che i cristiani facevano discendere da idee come queste la loro fede”.

David Flusser - nato a Vienna nel 1917 - docente all’Università ebraica di Gerusalemme - studioso dell’antico giudaismo, dei rotoli del mar Morto, del Nuovo Testamento e del cristianesimo delle origini

Le fonti — La straordinarietà della sua vita ancora oggi ci colpisce: dalla chiamata al momento del battesimo, dalla rottura del legame con la famiglia, divenutagli come estranea, e la scoperta di un nuovo, sublime rapporto filiale, giù giù nel pandaemonium dei malati e posseduti, e ancora, fino alla morte sulla croce. Allora le parole, pronunciate, secondo Matteo (28,20), dal risorto, assumono per noi un nuovo significato, non strettamente ecclesiale: Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”.

“La morale - La concezione di Gesù riguardo alla giustizia di Dio è dunque per così dire incommensurabile per la ragione: non si può misurarla, ma si può concepirla e comprenderla. Essa porta alla predicazione sul regno dove gli ultimi saranno i primi e i primi gli ultimi. Essa porta anche dal sermone sul monte al Golgota, dove il giusto morirà la morte di un malfattore. E’ profondamente morale e nello stesso tempo al di là del bene e del male”.

“Il regno - Anche l’insegnamento etico di Gesù, non riferito al tempo finale, probabilmente poteva essere orientato al messaggio sul regno. Poiché Satana e i suoi demoni vengono privati della loro potenza e l’ordine presente del mondo crolla, bisogna considerarli quasi come indifferenti e non rafforzarli opponendo resistenza. Per questo non bisogna opporsi al malvagio, per questo bisogna amare il nemico e non bisogna provocare l’impero romano ad attaccare. Perché tutto questo con l’irrompere del regno di Dio passerà”.

Conclusioni per i cristiani

“Per la fede della Chiesa è essenziale e irrinunciabile affermare che davvero il Verbo si è fatto carne ed ha assunto tutte le dimensioni dell’umano, tranne il peccato (cf Ebrei 4,15) (Giovanni Paolo II, Novo millennio ineunte n. 22) – Poiché dunque abbiamo un grande sommo sacerdote, che ha attraversato i cieli, Gesù, Figlio di Dio, manteniamo ferma la professione della nostra fede. Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia compatire le nostre infermità, essendo stato lui stesso provato in ogni cosa, a somiglianza di noi, escluso il peccato” (Ebrei 4,14-15) — il concilio di Calcedonia (451 d.C.) ha espresso la formula “una persona in due nature”, vero Dio e vero uomo — “siamo consapevoli della limitatezza dei nostri concetti e delle nostre parole” (Novo millennio ineunte n. 21) - il mistero è profondo se consideriamo che il volto del Cristo (cf Giovanni 5,18), prima di essere quello del risorto (cf 1 Corinzi 15,14), è il volto dolente che sulla croce ha pregato con le parole del Salmo 22: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” (cf Marco 15,34) - il vedere da solo non basta: per credere è necessaria anche una grazia di rivelazione che viene da Dio (cf B. Sesboué, Credere, Queriniana, Brescia 2000) — la tradizione d’Israele, dalla Bibbia a oggi, può esserci di grande aiuto nel contemplare il volto di questo vero uomo per meglio testimoniarlo al mondo).

martedì 29 giugno 2021

Cat Steven

Strana parabola quella di Steven Demetre Georgiou. Quasi il sogno di una notte di mezza estate. Nasce a Londra il 21 luglio 1948. Il padre è un immigrato greco di Cipro. La madre è inglese di origini svedesi. Gestiscono un ristorante nel cuore del West End. Vita notturna all’ombra della luna. Steven è l’ultimo di tre figli e fin da piccolo si distingue per vitalità artistica. Cresce servendo ai tavoli, dipingendo e ascoltando musica, da Nina Simone a Buddy Holly, da Little Richard a Leadbelly. Dagli States arriva in Europa il rock’n’roll. La prima volta che i Beatles raggiungono la vetta della classifica Steven riceve in regalo dal padre una chitarra. Comincia così, in modo classico, la carriera di un folksinger che lascerà il segno nelle cronache e nel cuore di molti appassionati.

Il successo arriva subito con un paio di dischi ben integrati nello star system dell’epoca. Poi gli anni ’60 volgono al termine e il mito del festival di Woodstock comincia a sgretolarsi. Nello stesso anno muoiono Janis Joplin, Jimi Hendrix e un ragazzo di colore per mano degli addetti alla sicurezza durante un concerto dei Rolling Stones. Qualche anno prima un esasperato Bob Dylan si congeda da rockstar per un incidente di motocicletta. Cat Stevens si ammala di tubercolosi e in ospedale ascolta Bach. Quando riprende a suonare predilige l’acustica. Infila tre dischi che contengono canzoni che il grande pubblico conosce ancora oggi: Father and son e Wild world su tutte. La sua è una poetica del disagio (“l’ombra della luna”) e della responsabilità (“dove giocheranno i bambini?”) per una società che evolve troppo rapidamente a discapito dei più deboli.

La crisi esistenziale comincia a riflettersi sulla vena artistica. Sorge l’esigenza di un percorso spirituale (“Budda e la scatola del cioccolato”). Nel 1978 il fratello torna da Gerusalemme con un Corano e Steven diviene musulmano. Il suo nome cambia ancora e diventa Yusuf Islam. Nella sua radicalità di neoconvertito Yusuf abbandona la musica. Sposa Fawzia Ali nella moschea di Regent’s Park a Londra. Grazie a Dio, è proprio il caso di dirlo, sarà uno dei suoi figli a riportare a casa un vecchio disco dei padre. Tre anni fa Yusuf torna con il bellissimo disco An Other Cup. Un disco che parla di Dio, di pace, dell’oceano nel quale Cat Stevens ha rischiato di morire, della possibilità di continuare a essere insieme il “gatto” tanto amato dai suoi vecchi fans e il credente in Allah e nel suo profeta.

mercoledì 23 giugno 2021

Gesù nel vangelo di Marco

I manoscritti non recano alcuna firma. L’autore del secondo Vangelo della Bibbia è dunque anonimo.

Dal testo del Vangelo si deduce che non è un apostolo e neppure un discepolo proveniente dalla Galilea. Tuttavia da come spiega usi liturgici, costumi e termini comuni in Palestina, è con ogni probabilità giudeo:

7:18 E disse loro: «Siete anche voi così privi di intelletto? Non capite che tutto ciò che entra nell'uomo dal di fuori non può contaminarlo, 19 perché non gli entra nel cuore ma nel ventre e va a finire nella fogna?». Dichiarava così mondi tutti gli alimenti.

12:16 Ed essi glielo portarono. Allora disse loro; «Di chi è questa immagine e l'iscrizione?». Gli risposero: «Di Cesare». 17 Gesù disse loro: «Rendete a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio». E rimasero ammirati di lui.

3:17 poi Giacomo di Zebedèo e Giovanni fratello di Giacomo, ai quali diede il nome di Boanèrghes, cioè figli del tuono;

5:41 Presa la mano della bambina, le disse: «Talita kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico, alzati!».

7:11 Voi invece dicendo: Se uno dichiara al padre o alla madre; è Korbàn, cioè offerta sacra, quello che ti sarebbe dovuto da me, 12 non gli permettete più di fare nulla per il padre e la madre, 13 annullando così la parola di Dio con la tradizione che avete tramandato voi.

7:33 E portandolo in disparte lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; 34 guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e disse: «Effatà» cioè: «Apriti!».

Dovrebbe quindi essere un giudeo-cristiano.

Nella tradizione cristiana due testimoni parlano di lui come di un discepolo dell’apostolo Pietro. Il primo è Papia, vescovo di Hierapolis, l’attuale Pamukkale in Turchia, vissuto tra il 70 e il 130. L’altro è Giustino, l’autore del Dialogo con Trifone, il primo colloquio ebraico-cristiano che la letteratura conosca, nato all’inizio del secondo secolo e morto martire a Roma verso il 165.

Nelle Scritture cristiane troviamo alcuni riscontri. Pietro, da Roma, scrivendo ai cristiani delle cinque province romane dell’Asia Minore parla di Marco:

1 Pietro 5:13 Vi saluta la comunità che è stata eletta come voi e dimora in Babilonia; e anche Marco, mio figlio.

Paolo di Tarso nomina più volte Marco tra i suoi collaboratori:

Filemone 1:23 Ti saluta Epafra, mio compagno di prigionia per Cristo Gesù, 24 con Marco, Aristarco, Dema e Luca, miei collaboratori.

Colossesi 4:10 Vi salutano Aristarco, mio compagno di carcere, e Marco, il cugino di Barnaba, riguardo al quale avete ricevuto istruzioni - se verrà da voi, fategli buona accoglienza -11 e Gesù, chiamato Giusto.

1 Timoteo 4:11 Solo Luca è con me. Prendi Marco e portalo con te, perché mi sarà utile per il ministero.

L’evangelista Luca nomina anche un certo Giovanni detto Marco compagno dissenziente di Paolo:

Atti 12:12 Dopo aver riflettuto, si recò alla casa di Maria, madre di Giovanni detto anche Marco, dove si trovava un buon numero di persone raccolte in preghiera.

Atti 12:25 Barnaba e Saulo poi, compiuta la loro missione, tornarono da Gerusalemme prendendo con loro Giovanni, detto anche Marco.

Atti 15:37 Barnaba voleva prendere insieme anche Giovanni, detto Marco, 38 ma Paolo riteneva che non si dovesse prendere uno che si era allontanato da loro nella Panfilia e non aveva voluto partecipare alla loro opera. 39 II dissenso fu tale che si separarono l’uno dall'altro; Barnaba, prendendo con sé Marco, s'imbarcò per Cipro. 40 Paolo invece scelse Sila e partì, raccomandato dai fratelli alla grazia del Signore.

Gli esegeti affermano che Marco potrebbe esse un ebreo la cui famiglia, influenzata dalla cultura greca, accoglie la testimonianza di Pietro. L’autore sarebbe dunque un giudeo-cristiano ellenistico.

In tempi più recenti gli esegeti hanno anche formulato l’ipotesi che l’autore del Vangelo sia il giovanetto che fugge nudo all’arresto di Gesù:

14:50 Tutti allora, abbandonandolo, fuggirono. 51 Un giovanetto però lo seguiva, rivestito soltanto di un lenzuolo, e lo fermarono. 52 Ma egli, lasciato il lenzuolo, fuggì via nudo.

 Il Vangelo di Marco viene scritto intorno al 70, dopo il martirio di Pietro, avvenuto tra il 64 e il 67. Quello di Marco è dunque il primo vangelo della Bibbia in ordine storico. Gli studiosi discutono sulla datazione del cosiddetto “volantino apocalittico”:

13:1 Mentre usciva dal tempio, un discepolo gli disse: «Maestro, guarda che pietre e che costruzioni!». 2 Gesù gli rispose: «Vedi queste grandi costruzioni? Non rimarrà qui pietra su pietra, che non sia distrutta».

13: 35 Vigilate dunque, poiché non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino, 36 perché non giunga all'improvviso, trovandovi addormentati. 37 Quello che dico a voi, lo dico a tutti: Vegliate!».

Nel 70 avviene la distruzione del tempio da parte del generale romano Tito. Se le parole di Gesù riguardano la distruzione del tempio, il Vangelo di Marco è stato scritto poco dopo il 70; se invece riguardano la prima guerra giudaica contro i romani (66-70), anche a partire dal 66. La prima ipotesi è la più probabile.

La comunità che riceve il Vangelo di Marco è composita. C’è traccia di una prassi giudaica che discute il modo di obbedire a Dio:

2:18 Ora i discepoli di Giovanni e i farisei stavano facendo un digiuno. Si recarono allora da Gesù e gli dissero: «Perché i discepoli di Giovanni e i discepoli dei farisei digiunano, mentre i tuoi discepoli non digiunano?».

C’è un gruppo carismatico che pretende di conoscere tempi e luoghi del regno di Dio:

13:3 Mentre era seduto sul monte degli Ulivi, di fronte al tempio, Pietro, Giacomo, Giovanni e Andrea lo interrogavano in disparte: 4 «Dicci, quando accadrà questo, e quale sarà il segno che tutte queste cose staranno per compiersi?».

C’è infine traccia di interferenze con il potere politico e religioso:

13:9 Ma voi badate a voi stessi! Vi consegneranno ai sinedri, sarete percossi nelle sinagoghe, comparirete davanti a governatori e re a causa mia, per render testimonianza davanti a loro.

Oggi gli esegeti discutono sulla località esatta: la Galilea? la Decapoli, ovvero dieci città tra Giordania, Siria e Palestina? la città di Antiochia di Siria? oppure Roma? Con Clemente di Alessandria, filosofo di origini greche, vissuto tra il 150 e il 215, teologo ad Alessandria d’Egitto, la tradizione propende per Roma.

Dentro la comunità di Marco ci sono sia ebrei che gentili, ovvero genti di tutti i popoli, non ebrei, non appartenenti cioè a Israele, il popolo di Dio. Si potrebbe usare il termine latino pagani, gente di paese, paesani in senso spregiativo, che nella cristianità divenne la qualifica dei non cristiani. Ciò sarebbe improprio, oltre che anacronistico.

Alcuni esegeti ritengono che la doppia moltiplicazione dei pani sia un riferimento ai giudei e ai gentili:

6:41 Presi i cinque pani e i due pesci, levò gli occhi al cielo, pronunziò la benedizione, spezzò i pani e li dava ai discepoli perché li distribuissero; e divise i due pesci fra tutti. 42 Tutti mangiarono e si sfamarono, 43 e portarono via dodici ceste piene di pezzi di pane e anche dei pesci. 44 Quelli che avevano mangiato i pani erano cinquemila uomini.

8:6 Gesù ordinò alla folla di sedersi per terra. Presi allora quei sette pani, rese grazie, li spezzò e li diede ai discepoli perché li distribuissero; ed essi li distribuirono alla folla. 7 Avevano anche pochi pesciolini; dopo aver pronunziata la benedizione su di essi, disse di distribuire anche quelli. 8 Così essi mangiarono e si saziarono; e portarono via sette sporte di pezzi avanzati. 9 Erano circa quattromila. E li congedò.

Del resto il primo a confessare che Gesù è il figlio di Dio è un gentile:

15:39 Allora il centurione che gli stava di fronte, vistolo spirare in quel modo, disse: «Veramente quest'uomo era Figlio di Dio!».

Il Vangelo di Marco è teologia, parole su Dio, fatta a partire dalla tradizione su Gesù. Con Marco il Vangelo diviene un genere letterario, come la poesia, la prosa, la narrativa, meglio come il poema, il saggio, il romanzo. Lo stile di Marco ricorda da vicino le biografie greco-romane. Questo fa pensare che la comunità di Marco sia a prevalenza gentile.

D’altro canto il Vangelo di Marco contiene una chiamata alla sequela del Cristo. Il titolo di “figlio di Dio” include il Vangelo dal prologo alla croce:

1:1 Inizio del vangelo di Gesù Cristo, Figlio di Dio.

15: 39 Allora il centurione che gli stava di fronte, vistolo spirare in quel modo, disse: «Veramente quest'uomo era Figlio di Dio!».

La missione degli apostoli è portare ovunque la buona novella, l’annuncio di gioia connesso alla persona di Gesù:

1:17 Gesù disse loro: «Seguitemi, vi farò diventare pescatori di uomini».

16:20 Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore operava insieme con loro e confermava la parola con i prodigi che l'accompagnavano.

Quindi la comunità di Marco è gentile, include ima componente ebraica ed è, ovviamente, cristiana.

Il Vangelo di Marco è scritto in un greco ben padroneggiato da un autore di lingua madre aramaica. In un linguaggio quotidiano, crudo persino, che Matteo e Luca correggeranno.

A partire dalla passione che è un quinto, quello topico, dell’intera opera. Utilizzando fonti premarciane quali le controversie (capp. 2-3), le parabole (cap. 4) e i miracoli (capp. 4-6).

Il risultato è un Vangelo breve, il più povero di discorsi e insegnamenti, che non comprende il discorso della montagna, le beatitudini, il padre nostro. Gli stralci più ampi sono il discorso parabolico (cap. 4) e il volantino apocalittico (cap. 13)

La geografia è teologia. Nella prima parte Gesù attraversa la Galilea annunciando il Regno con parole e opere. Nella seconda le genti, ebrei, greci e siri, camminano incontro a Gesù. Nella terza parte Gesù si dirige a Gerusalemme e i discepoli sono con lui. Un cammino che lambisce il tempio e si chiude nel sepolcro.

Un racconto plastico, colorito, particolareggiato, tutto al presente. La teologia sottesa è solo apparentemente semplice, fatta com’è di chiaroscuri, tensioni, contrasti. Il finale di Marco è la tomba vuota, le apparizioni (cap. 16) sono un’aggiunta posteriore, secondo una pedagogia dello scandalo.

Nel battesimo Dio gioisce davanti al figlio del Santo d’Israele:

1:11 E si sentì una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio prediletto, in te mi sono compiaciuto».

La stessa gioia che, nella profezia di Isaia, Dio prova per un servo adottato come un figlio e chiamato a confermare l’alleanza con Israele e a illuminare i gentili:

Isaia 42:1 Ecco il mio servo che io sostengo, / il mio eletto di cui mi compiaccio. / Ho posto il mio spirito su di lui; / egli porterà il diritto alle nazioni.

Isaia 42:6 «Io, il Signore, ti ho chiamato per la giustizia / e ti ho preso per mano; / ti ho formato e stabilito come alleanza del popolo / e luce delle nazioni,

Dopo il battesimo Gesù annuncia che il regno di Dio è vicino:

1:14 Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù si recò nella Galilea predicando il vangelo di Dio e diceva: 15 «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo».

Lo stesso desiderio di giustizia e verità espresso nelle preghiere del popolo:

Salmo 95:10 Dite tra i popoli: «Il Signore regna!». / Sorregge il mondo, perché non vacilli; / giudica le nazioni con rettitudine. /Il Gioiscano i cieli, esulti la terra, / frema il mare e quanto racchiude; /12 esultino i campi e quanto contengono, / si rallegrino gli alberi della foresta / 13 davanti al Signore che viene, / perché viene a giudicare la terra. / Giudicherà il mondo con giustizia / e con verità tutte le genti.

Salmo 97:1 Il Signore regna, esulti la terra, / gioiscano le isole tutte. / 2 Nubi e tenebre lo avvolgono, / giustizia e diritto sono la base del suo trono. / 3 Davanti a luì cammina il fuoco / e brucia tutt'intorno i suoi nemici.

Salmo 99:1 Il Signore regna, tremino i popoli; / siede sui cherubini, si scuota la terra. / 2 Grande è il Signore in Sion, / eccelso sopra tutti i popoli.

Gesù descrive il regno raccontando parabole e le spiega ai suoi discepoli:

4:33 Con molte parabole di questo genere annunziava loro la parola secondo quello che potevano intendere. 34 Senza parabole non parlava loro; ma in privato, ai suoi discepoli, spiegava ogni cosa.

La sapienza di Dio destinata a tutte le genti esce dal popolo d’Israele e si fa pane e vino per tutti:

Siracide 24:1 La sapienza loda se stessa, / si vanta in mezzo al suo popolo. / 2 Nell'assemblea dell'Altissimo apre la bocca, / si glorifica davanti alla sua potenza: / 3 «Io sono uscita dalla bocca dell'Altissimo / e ho ricoperto come nube la terra. / 4 Ho posto la mia dimora lassù, / il mio trono era su una colonna di nubi. / 5 II giro del cielo da sola ho percorso, / ho passeggiato nelle profondità degli abissi. / 6 Sulle onde del mare e su tutta la terra, / su ogni popolo e nazione ho preso dominio. / 7 Fra tutti questi cercai un luogo di riposo, / in quale possedimento stabilirmi. / 8 Allora il creatore dell'universo mi diede un ordine, / il mio creatore mi fece posare la tenda / e mi disse: Fissa la tenda in Giacobbe / e prendi in eredità Israele.

Proverbi 9:1 La Sapienza si è costruita la casa, / ha intagliato le sue sette colonne. / 2 Ha ucciso gli animali, ha preparato il vino / e ha imbandito la tavola. / 3 Ha mandato le sue ancelle a proclamare / sui punti più alti della città: / 4 «Chi è inesperto accorra qui!». / A chi è privo di senno essa dice: / 5 «Venite, mangiate il mio pane, / bevete il vino che io ho preparato. / 6 Abbandonate la stoltezza e vivrete, / andate diritti per la via dell'intelligenza».

Gesù moltiplica i pani e i pesci per le folle di giudei e gentili della Decapoli:

6:1 Partito quindi di là, andò nella sua patria e i discepoli lo seguirono.

7:31 Di ritorno dalla regione di Tiro, passò per Sidone, dirigendosi verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decapoli.

Dio ha già dato il pane in passato e lo darà ancora in futuro. Chi mangia questo pane sa che vive di ciò che esce dalla bocca di Dio:

Esodo 16:11 Il Signore disse a Mosè: 12 «Ho inteso la mormorazione degli Israeliti. Parla loro così: Al tramonto mangerete carne e alla mattina vi sazierete di pane; saprete che io sono il Signore vostro Dio».

Deuteronomio 8:3 Egli dunque ti ha umiliato, ti ha fatto provare la fame, poi ti ha nutrito di manna, che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto, per farti capire che l'uomo non vive soltanto di pane, ma che l'uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore.

Ezechiele 34:11 Perché dice il Signore Dio: Ecco, io stesso cercherò le mie pecore e ne avrò cura. 12 Come un pastore passa in rassegna il suo gregge quando si trova in mezzo alle sue pecore che erano state disperse, così io passerò in rassegna le mie pecore e le radunerò da tutti i luoghi dove erano disperse nei giorni nuvolosi e di caligine. 13 Le ritirerò dai popoli e le radunerò da tutte le regioni. Le ricondurrò nella loro terra e le farò pascolare sui monti d'Israele, nelle valli e in tutte le praterie della regione. 14 Le condurrò in ottime pasture e il loro ovile sarà sui monti alti d'Israele; là riposeranno in un buon ovile e avranno rigogliosi pascoli sui monti d'Israele.

Salmo 23:1 Salmo. Di Davide. / Il Signore è il mio pastore: / non manco di nulla; / 2 su pascoli erbosi mi fa riposare / ad acque tranquille mi conduce. / Mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino, / per amore del suo nome.

Salmo 23:5 Davanti a me tu prepari una mensa / sotto gli occhi dei miei nemici; / cospargi di olio il mio capo, / Il mio calice trabocca.

Al centro del Vangelo Pietro riconosce Gesù come Messia:

8:29 Ma egli replicò: «E voi chi dite che io sia?». Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo». 30 E impose loro severamente di non parlare di lui a nessuno.

L’unto del Signore è il re che regna in Israele:

1 Samuele 10: Samuele prese allora l'ampolla dell'olio e gliela (a Saul) versò sulla testa, poi lo baciò dicendo: «Ecco: il Signore ti ha unto capo sopra Israele suo popolo. Tu avrai potere sul popolo del Signore e tu lo libererai dalle mani dei nemici che gli stanno intorno.

1 Samuele 16:13 Samuele prese il corno dell'olio e lo consacrò con l'unzione in mezzo ai suoi fratelli, e lo spirito del Signore si posò su Davide da quei giorno in poi.

1 Re 1: 39 II sacerdote Zadok prese il corno dell'olio dalla tenda e unse Salomone al suono della tromba. Tutti i presenti gridarono: «Viva il re Salomone!». 40 Risalirono tutti dietro a lui, suonando i flauti e mostrando una grandissima gioia e i luoghi rimbombavano delle loro acclamazioni.

Un re mansueto, che raccoglie i dispersi, rende fecondo il tempio:

Zaccaria 9:9 Esulta grandemente figlia di Sion, / giubila, figlia di Gerusalemme! / Ecco, a te viene il tuo re. / Egli è giusto e vittorioso, / umile, cavalca un asino, / un puledro figlio d'asina. / IO Farà sparire i carri da Efraim / e i cavalli da Gerusalemme, / l'arco di guerra sarà spezzato, / annunzierà la pace alle genti, / il suo dominio sarà da mare a mare / e dal fiume ai confini della terra.

Isaia 53:6 Noi tutti eravamo sperduti come un gregge, / ognuno di noi seguiva la sua strada; / il Signore fece ricadere su di lui / l'iniquità di noi tutti.

Geremia 7:1 Questa è la parola che fu rivolta dal Signore a Geremia: 2 «Fermati alla porta del tempio del Signore e là pronunzia questo discorso dicendo: Ascoltate la parola del Signore, voi tutti di Giuda che attraversate queste porte per prostrarvi al Signore. 3 Così dice il Signore degli eserciti, Dio di Israele: Migliorate la vostra condotta e le vostre azioni e io vi farò abitare in questo luogo. 4 Pertanto non confidate nelle parole menzognere di coloro che dicono; Tempio del Signore, tempio del Signore, tempio del Signore è questo!

Un re che instaura la pace e il diritto e che trionfa sui nemici di Dio:

Isaia 9: 6 Il lupo dimorerà insieme con l'agnello, / la pantera si sdraierà accanto al capretto; / il vitello e il leoncello pascoleranno insieme / e un fanciullo li guiderà. / 7 La vacca e l'orsa pascoleranno insieme; / si sdraieranno insieme i loro piccoli. / Il leone si ciberà di paglia, come il bue. / 8 II lattante si trastullerà sulla buca dell'aspide; / il bambino metterà la mano nel covo di serpenti velenosi. / 9 Non agiranno più iniquamente né saccheggeranno / in tutto il mio santo monte, / perché la saggezza del Signore riempirà il paese / come le acque ricoprono il mare.

Isaia 42:1 Ecco il mio servo che io sostengo, / il mio eletto di cui mi compiaccio. / Ho posto il mio spirito su di lui; / egli porterà il diritto alle nazioni. / 2 Non griderà né alzerà il tono, / non farà udire in piazza la sua voce, / 3 non spezzerà una canna incrinata, / non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta. / Proclamerà il diritto con fermezza; / 4 non verrà meno e non si abbatterà, / finché non avrà stabilito il diritto sulla terra; / e per la sua dottrina saranno in attesa le isole.

7 Annunzierò il decreto del Signore. / Egli mi ha detto: «Tu sei mio figlio, / io oggi ti ho generato. / 8 Chiedi a me, ti darò in possesso le genti / e in dominio i confini della terra. / 9 Le spezzerai con scettro di ferro, / come vasi di argilla le frantumerai».

Il Messia d’Israele è tuttavia anche il figlio dell’uomo, della stirpe di Adamo, di poco inferiore a Dio, che invoca lo Spirito e viene sulle nubi:

Genesi 2:4b Quando il Signore Dio fece la terrà e il cielo, 5 nessun cespuglio campestre era sulla terra, nessuna erba campestre era spuntata - perché il Signore Dio non aveva fatto piovere sulla terra e nessuno lavorava il suolo 6 e faceva salire dalla terra l'acqua dei canali per irrigare tutto il suolo 7 allora il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l'uomo divenne un essere vivente.

Salmo 8:6 Eppure l'hai fatto poco meno degli angeli, / di gloria e di onore lo hai coronato: / 7 gli hai dato potere sulle opere delle tue mani, / tutto hai posto sotto i suoi piedi;

Ezechiele 1:1 Mi disse: «Figlio dell'uomo, alzati, ti voglio parlare». 2 Ciò detto, uno spirito entrò in me, mi fece alzare in piedi e io ascoltai colui che mi parlava.

Ezechiele 3:12 Allora uno spirito mi sollevò e dietro a me udii un grande fragore: «Benedetta la gloria del Signore dal luogo della sua dimora!».

Daniele 7: 3 Guardando ancora nelle visioni notturne, / ecco apparire, sulle nubi del cielo, / uno, simile ad un figlio di uomo; / giunse fino al vegliardo e fu presentato a lui, / 14 che gli diede potere, gloria e regno; / tutti i popoli, nazioni e lingue lo servivano; / il suo potere è un potere eterno, / che non tramonta mai, e il suo regno è tale / che non sarà mai distrutto.

Il segreto messianico è il nucleo dell’evangelo di Marco. Gesù ordina di tacere ai demoni e ai discepoli:

1:34 Guarì molti che erano afflitti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano.

8:30 E impose loro severamente di non parlare di lui a nessuno.

9:9 Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare a nessuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell'uomo fosse risuscitato dai morti.

Solo alla luce di morte e risurrezione di Gesù il segreto Messia viene svelato. La croce è la chiave della rivelazione di Dio in Gesù. Una croce che include il Vangelo di Marco. La decisione di uccidere Gesù c’è già in Galilea:

3:6 E i farisei uscirono subito con gli erodiani e tennero consiglio contro di lui per farlo morire.

15:25 Erano le nove del mattino quando lo crocifissero.


L’ecumenismo tra le Chiese della Riforma (Gioachino Pistone)

Nel preparare questa conversazione ho pensato che probabilmente gli avvenimenti più recenti e le posizioni delle Chiese protestanti su di es...