La preghiera delle “sorelline” si tiene 2 volte la settimana
all’ora di pranzo nelle chiese dei caruggi (vicoli) del centro storico di
Genova. Le prostitute vengono dall’America Latina (domenicane e colombiane) e
vivono in Liguria da anni. Guida la preghiera una suora africana, un prete
missionario e il vescovo ausiliare. Un’ora prima alcuni volontari annunciano la
preghiera con un giro nei vicoli della “città vecchia” cantata da Fabrizio De
André. Perché la prostituzione viene esercitata in casa e le donne aspettano
sui portoni. Niente prediche e rimproveri perché Gesù ha detto che molte di
loro ci precederanno nel Regno dei cieli. Sulle sedie disposte in cerchio
arrivano una ventina di ragazze, mamme e nonne. Ormai non sanno e potrebbero
fare altro per mantenere le famiglie numerose lontane o i figli studenti.
Intonano canti in spagnolo che conoscono dall’infanzia e battoni il tempo con
le mani. I volontari effettuano diverse uscite settimanali per ascoltare e
parlare con le ragazze africane della zona del porto. Sono vittime della tratta
e hanno un pesante debito contratto per pagarsi il viaggio. Vengono ricattate
con un sortilegio (la maledizione dello juju) che colpirebbe le famiglie se
provassero a fuggire. Le volontarie di un’associazione sono disponibili ad
aiutarle se qualcuna di loro vuole cambiare vita.
Quanto a me, io do a te, più che ai tuoi fratelli, un dorso di monte, che io ho conquistato (Genesi 48,22)
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