Un corvo nero
piccolo sparviero
sparge nell'aria
la sua voce solitaria.
Un cielo duro
più che un cielo un muro
strato denso
che nasconde l’immenso.
La ciminiera
segna una frontiera
tra le case e il bosco
che non conosco.
Il corvo dritto
come un testo scritto
lancia il suo grido
contro un cielo nudo
e punta il becco
serrato a stecco.
Emette un suono
che somiglia a un tuono
ma la città dorme
un sonno enorme:
il silenzio è d’oro
ma qui è un cimitero.
Il corvo si muove
e intanto piove
un fremito secco
dalla coda al becco.
Ma non demorde
e picchia sulle corde
della sua voce
mentre tutto tace.
Quanto a me, io do a te, più che ai tuoi fratelli, un dorso di monte, che io ho conquistato (Genesi 48,22)
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