lunedì 4 febbraio 2019

Dopo i profeti (L'esilio della Parola. Dal silenzio biblico al silenzio di Auschwitz) di André Neher

Dio è un cacciatore e la sua arma è la parola. I profeti sono braccati da Dio come selvaggina. Per questo spesso fuggono. Cercano riparo lontano dalla parola: nel silenzio.

Dio tuttavia non vuole mangiare il profeta e neppure ucciderlo. Gli basta catturarlo. Il profeta diviene così un prigioniero. Nessun essere umano più di lui somiglia a un carcerato.
Il profeta è un uomo irrequieto. Nel suo intimo avviene un combattimento. Nel suo corpo libertà e limite lottano tra loro. Dio ha bisogno del profeta, per questo lo imprigiona, ma il profeta può sfuggire a Dio.

Dio e il profeta si parlano. Dio chiama e il profeta risponde. La replica del profeta, tuttavia, non è per forza un’adesione. “Ho una lingua troppo pesante” dubita Mosè. Elia fugge nel deserto. “Non sono che un ragazzo” tergiversa Geremia.

Basta una parola o persino un grido (come in Geremia appunto). Collera e rivolta in qualche modo mantengono il legame. Dio le sa leggere e vede chiaro.
Ma qualche volta il profeta non risponde. Il silenzio dissocia. Giona ed Ezechiele rifiutano di esprimersi. Non più esseri umani, ma pietre mute, cocci insensibili e inerti.

Giona fugge. Dio gli indica l’Oriente ma lui compie un mezzo giro e volta le spalle a Dio. Poi si imbarca verso i confini dell’Occidente. Allora Dio gli manda un messaggero potente: la tempesta. Posto di fronte al pericolo di morte, il profeta si rivolgerà a Dio?

Nemmeno per sogno. Giona scende nella stiva della nave e si addormenta profondamente. “Prendetemi e gettatemi in mare” dirà ai marinai. La storia è nota (Pinocchio ce la rammenta). Un pesce enorme lo inghiotte e lo vomita sulla spiaggia. Allora Giona annuncia a Ninive la parola di Dio. E per questo troverà posto tra i profeti minori.




Ezechiele invece no, lui non fugge. Viene colmato di visioni come nessun altro profeta. Ma nessun suono esce dalla sua bocca. Solo un cafone - dice il midrash - reagisce così.

In realtà Ezechiele è lacerato, scisso. Il suo intimo ribolle, il suo corpo è apatico e la bocca è rigida. Finché un vento lo travolge. Da una valle solitaria viene scaraventato a Tel Aviv in mezzo agli esiliati.
Ma Ezechiele si sottrae alla sua responsabilità. Gli astri sono silenziosi, ma almeno osservano la loro legge. Ezechiele rifiuta di accettare la sua. Si pone fuori dalla legge. Ma troverà posto tra i profeti maggiori. Perché?

A volte il confronto tra Dio e l’uomo diviene impossibile. Allora Dio la fa sua questa defezione. Diventa muto. Il luogo senza umanità diviene anche un luogo senza Dio.

Ma proprio in questa dialettica negativa, nel silenzio e nell'assenza, Dio va incontro agli esseri umani. Li incontra nella loro libertà silenziosa, nel sussulto di un istante, nell’energia che vibra.

Chi è (oggi) profeta? Colui che vede la gente com'è e sa vedere come invece dovrebbe essere. Il profeta è specchio del suo tempo eppure vive fuori dal suo tempo. Sa percepire drammi senza tempo negli episodi comuni della vita di ogni giorno. Grazie a lui l'oggi diventa un tempo biblico.

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