Quanto a me, io do a te, più che ai tuoi fratelli, un dorso di monte, che io ho conquistato (Genesi 48,22)
venerdì 28 settembre 2018
Catechismo ecumenico?
martedì 18 settembre 2018
La donna forte
Siamo soliti considerarle patriarcali e senza diritti per le donne. Sono i diversi tipi di società descritti dalla Bibbia. Ed è giusto così, anche se le eccezioni non mancano: Debora, Rut, Giuditta, Ester, Maria, le donne che seguivano Gesù.
Anche il libro dei Proverbi è dominato dalla figura del padre sapiente. Ma al capitolo 31 c’è un cantico che celebra la donna forte. Si tratta di un cantico alfabetico, perché ogni versetto inizia con una lettera dell’alfabeto ebraico secondo l'ordine stabilito.
Il cantico, nel tipico stile mediorientale, invita il giovane lettore del libro dei Proverbi a scegliersi una donna che ignora il lusso, sa fare molti lavori, amministra i beni come una manager ma sa anche fare la carità al povero. Così il marito sarà stimato per merito della moglie e sarà proprio lui a confidare in lei e non viceversa.
A leggere questo cantico oggi sembra proprio il ritratto di una moderna madre di famiglia: una donna energica, lavoratrice, intuitiva, a cui non sfugge nulla. Un ruolo, questo, che dall'ambito casalingo si è ormai allargato a tutti gli ambiti della vita sociale. Oggi la moglie ha studi, lavoro e reddito spesso pari, se non superiori, a quelli del marito. Il rischio è di passare dalla prepotenza maschilista all'impotenza maschile. La donna forte che occupa anche il posto del padre, contribuisce a renderlo assente.
giovedì 13 settembre 2018
La speranza di Elia
Dopo circa un secolo di monarchia (Saul-Davide-Salomone) la divisione del regno tra Israele e Giuda inaugura quarant'anni di continui scontri. Forse proprio per questo il regno del nord sotto la dinastia di Omri raggiunge la stabilità politica e vede una crescita economica. I soprusi della classe dirigente tuttavia (vedi l'episodio della vigna di Nabot) allargano la forbice tra ricchi e poveri. In questo contesto agiscono due profeti: Elia ed Eliseo suo discepolo.
Elia è un profeta di Tisbe, nell'attuale Giordania, a cui Dio fa una confidenza. Nei prossimi anni non ci saranno né pioggia né rugiada. Meglio andare presso il torrente Cherit per non restare senz'acqua. I corvi gli porteranno pane e carne per sfamarsi. Così avviene finché anche il torrente Cherit rimane in secca. Allora Dio lo manda Sarepta, provincia di Sidone, nell'attuale Libano. Gesù cita l’episodio dicendo che c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elia, quando non piovve per tre anni e mezzo, ma solo alla vedova di Sarepta fu inviato Elia.
Il profeta entra in una famiglia già provata dalla morte del marito, in una società patriarcale in cui la moglie non aveva reddito, essendo destinata alla cura della casa e dei figli (1 Re 17). Per questo la Bibbia cita spesso vedove e orfani come esempio di povertà. La piccola famiglia, moglie e figlio, è sul lastrico a causa della carestia. La donna sta raccogliendo legna per cuocere, con il pugno di farina rimasta, un’ultima focaccia. Per l’antica cultura dell’ospitalità la donna interrompe il suo lavoro e disseta lo sconosciuto. Quindi divide con lui la focaccia rimasta. Ciò darà luogo, nei giorni a venire, a una moltiplicazione dei pani o, meglio, degli ingredienti per preparare focacce.
A questo punto però accade l’irreparabile. Alla vedova muore l’unico figlio. Non sembra esserci più alcun posto per la speranza. Eppure la vedova (la vera protagonista del racconto) non si dà per vinta. Va a cercare il profeta e lo sollecita a intervenire. Avviene così l’impossibile. Il figlio riprende a vivere e la speranza della donna non è vana. La donna fenicia riconosce (e professa), attraverso Elia, il Dio d’Israele e di tutta l’umanità. Il tempo vissuto con speranza non è mai tempo perso.
giovedì 6 settembre 2018
Fratelli invidiosi
Aronne e Maria non sopportano che Mosè sia l’uomo di fiducia di Dio. Mosè, al contrario, comprende anche le critiche più ingiustificate. Maria viene colpita dalla lebbra e diviene bianca come la neve (Numeri 12). Dovrà stare fuori dall'accampamento fino all'avvenuta guarigione. Solitamente si tratta di una lunga malattia, difficile da guarire.
Ma nell'esaminare la carne di sua sorella Maria, Aronne deve aver penato non poco, sapendo di essere lui pure all'origine della malattia. Così, anziché affiancare Mosè nella guida del popolo, fratello e sorella hanno dovuto vestire i panni di medico e paziente. Morale? L’invidia “brucia” il nostro tempo, che è già così poco...
L’ecumenismo tra le Chiese della Riforma (Gioachino Pistone)
Nel preparare questa conversazione ho pensato che probabilmente gli avvenimenti più recenti e le posizioni delle Chiese protestanti su di es...
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Gentili Rav, il dover rispondere ai vostri cortesi messaggi del 20 dicembre scorso mi offre l’occasione per fornirvi alcune informazioni...
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Ciao G., hai visto il testodella Charta Oecumenica aggiornata ? Direi che hanno recepito le nostre osservazioni: 1. sul compimento , 2. s...