mercoledì 19 marzo 2025

"Zia" Silvia

 

"Ti ricordi, Fabio, quando andavamo alle lezioni di Paolo De Benedetti alla facoltà teologica di Milano? Eravamo io, te, il salumiere, la verduraia e tutte quelle suorine molto devote che PdB scandalizzava ogni volta con le sue affermazioni sulla Bibbia..."

"Sì, tu eri la giornalista di Repubblica, io ero un provinciale, che insegnava materie tecniche in un centro di formazione professionale".

"Sì, ma guarda che li conosco io, i provinciali come te".
 

 

Ciao "zia" Silvia, il senso dell'umorismo non ti è mai mancato.

venerdì 28 febbraio 2025

Paolo di Tarso secondo il pensiero ebraico (di prossima pubblicazione)


La direzione di marcia, nell’ambito delle relazioni tra mondo ebraico e mondo cristiano, viene costruita a piccoli passi (si spera in avanti) e va colta nei singoli segni e segnali che i protagonisti, gli attori di queste relazioni, pongono uno accanto all’altro nel cammino della mutua comprensione e della stima, al fine di lasciarsi per sempre alle spalle le dolorose epoche dell’ignoranza e del reciproco disprezzo. In questi anni sono arrivati diversi segnali incoraggianti, nonostante qualche frizione a seguito di una catechesi papale sulla Lettera ai Galati di Paolo incentrata sui giudizi dell’apostolo circa il valore della Torà. A volte, se ben gestite, queste frizioni servono a parlarsi direttamente, a dissipare ombre e chiarire le diverse prospettive, soprattutto ad approfondire e studiare di più i testi comuni alle due tradizioni religiose, ma anche quelli controversi che hanno fatto la storia del conflitto tra ebraismo e cristianesimo, come ad esempio certi ‘capitoli’ paolini, avendo l’opportunità di studiarli insieme, ebrei e cristiani. Per questo è nata l’idea di raccogliere una serie di articoli dedicati a Paolo di Tarso, “apostolo dei gentili” come dice la tradizione cristiana, e al suo legame storico con il mondo ebraico, ricontestualizzandolo nel I secolo e soppesando per l’oggi la storia della sua ricezione nonché le interpretazioni che di questo ‘autore neotestamentario’ continuamente si dànno da parte di studiosi sia ebrei sia cristiani.

Paolo è finalmente al centro del dialogo ebraico-cristiano. A lungo, diciamolo francamente, ne è stato escluso come una presenza troppo imbarazzante, un ostacolo troppo ingombrante per pensare di poterlo rimuovere. La visione tradizionale cristiana ne faceva un ‘convertito’ e quindi un apostata del giudaismo, se non il nemico giurato della Torah. Come tale lo ha trattato (e ignorato) anche la tradizione ebraica (almeno fino a tempi recentissimi con i primi tentativi di una rilettura ebraica della sua figura). Ma Paolo non si è mai convertito. Al pari di Gesù è nato, vissuto e morto da ebreo, per la semplice ragione che nel primo secolo il ‘cristianesimo’ ancora non esisteva come religione autonoma e distinta dal giudaismo, ma si presentava come movimento apocalittico e messianico all’interno del giudaismo. Ciò che Paolo ‘rigetta’ sulla via di Damasco non è il giudaismo ma una certa visione zelota del giudaismo che lo aveva portato a perseguitare i seguaci di Gesù. L’esperienza di Paolo (per quanto singolare) appartiene alla dialettica interna dei molti gruppi e movimenti presenti nel giudaismo della sua epoca, non diversamente da un cristiano di oggi che all’interno del cristianesimo passi da una denominazione cristiana ad un’altra o da un ebreo di oggi che passi da una denominazione ebraica ad un’altra. Possiamo al massimo parlare di Paolo come di un ex-fariseo ma questo non lo fa un ex-ebreo.

martedì 28 gennaio 2025

Salmo 116,12-13


 

Mah-Ashìv l’Adonay

Come (poter) rendere a JHWH*

 

Khol Tagmulòhi ‘Alay?

tutta la ricchezza (fatta) a me?

 

Khos-Yeshu’òt Essà

Calice di salvezza alzerò

 

Uvshèm Adonay Eqrà

e nome JHWH chiamerò/griderò

 

* Iod scrive Erri De Luca, iniziale del tetragramma, anagramma di Dio

venerdì 13 dicembre 2024

Il discorso della montagna (Matteo 5) di Gesù di Nazaret

 


LE BEATITUDINI

(PREMESSA ALLE SUPERTESI)

Il rotolo di Qumran 4Q525 2 II, 1-6 ha 9 beatitudini, di cui solo le ultime 5 sono conservate:

[Beato chi dice la verità] con cuore puro e non calunnia con la propria lingua.

Beati quelli che si attaccano ai suoi decreti e non si attaccano a comportamenti peccaminosi.

Beati quelli che gioiscono in essi senza spargersi sulle vie della follia.

Beati coloro che le cercano con mani pure e non la ricercano con cuore astuto.

Beato l’uomo che tocca la Sapienza, progredendo nella legge dell’Altissimo

Anche il vangelo di Matteo (capitolo 5) ha 9 beatitudini (versetti 3-11) che possono – anzi devono – essere lette nel contesto del Primo Testamento e in particolare dei Salmi e dei Profeti:

1.       Beati i poveri nello spirito, perché il Regno dei cieli è [al presente] loro (v. 3): nel rotolo della guerra di Qumran 1QM 14,7 dipendono da Dio e vivono il distacco dalla vita mondana.

2.       Beati quelli che piangono, perché saranno consolati (v. 4): Isaia 61,1-3 e Sofonia 2,3.

3.       Beati i miti, perché erediteranno la terra (d’Israele) (v. 5): Salmo 37,11 e Isaia 61,7.

4.       Beati quelli che hanno fame e sete di giustizia, perché saranno saziati (v. 6): Salmo 107,5-9 e 22,27.

5.       Beati i misericordiosi, perché a essi sarà usata misericordia (v. 7): Proverbi 14,21 e 17,5.

6.       Beati coloro che hanno un cuore puro, perché vedranno Dio (v. 8): Salmo 24,3-6 e 73,1 e 51,12.

7.       Beati quelli che costruiscono la pace, perché saranno chiamati figli di Dio (v. 9): 1 Cronache 22,8 (con riferimento a Davide che è considerato l’origine – quando non l’autore – dei Salmi) e Proverbi 3 (attribuiti a suo figlio Salomone).

8.       Beati i perseguitati per la giustizia, perché il Regno dei cieli è [al presente] loro (v. 10): Salmo 37,11 e Qiddush ha-Shem (il martirio ebraico letteralmente: santificazione del Nome).

9.       Beati siete voi, quando vi oltraggeranno e perseguiteranno… per causa mia (v. 11).

10.   Rallegratevi ed esultate… (v. 12):

11.   Non pensiate che io sia venuto per distruggere la Torah o i Profeti… (vv. 17-19)

Le cosiddette “antitesi” intensificano la Torah (Avot 1:1): Moshe' ricevette la Torah dal Sinai e la trasmise a Yeoshua, e Yeoshua agli anziani e gli anziani ai profeti e i profeti la consegnarono agli uomini della grande sinagoga. Essi erano soliti dire tre cose: siate cauti nel giudizio, allevate molti allievi, fate siepe intorno alla Torah.

Pinchas Lapide le definisce più correttamente supertesi: ma ne parleremo un’altra volta…

 

"Zia" Silvia

  "Ti ricordi, Fabio, quando andavamo alle lezioni di Paolo De Benedetti alla facoltà teologica di Milano? Eravamo io, te, il salumiere...