Dopo nove anni di guerra civile, l’ultima offensiva in Siria
ha provocato 1800 vittime civili e ha costretto 82mila persone a lasciare le
proprie case e a vivere all’addiaccio. Il 60% degli sfollati sono bambini e spesso
le famiglie hanno occupato le scuole per ripararsi dal gelo dell’inverno e
dalle violenze. Così 280mila minori non hanno più accesso all’istruzione. Nel nord
ovest della Siria, la zona conquistata dalle forze ribelli al governo siriano,
regna il caos politico e militare. Carri armati con bandiere di diversi paesi
sparano senza sosta tra la neve. La città di Idlib è diventata una grande
prigione a cielo aperto per 3milioni di persone. La città di Aleppo, dove le
persone sono ammassate nelle tendopoli, è teatro di massicce incursioni aeree. L’Onu
denuncia che 72 tra ospedali, punti di pronto soccorso e unità mediche mobili,
sono stati messi fuori uso. Così 191 medici, 304 infermieri e 55 ostetriche non
hanno più un posto dove lavorare. Per raggiungere l’ospedale più vicino ad
Afrin occorrono cinque ore di cammino. La gente che cerca di passare
illegalmente la frontiera con la Turchia viene respinta.
Quanto a me, io do a te, più che ai tuoi fratelli, un dorso di monte, che io ho conquistato (Genesi 48,22)
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