mercoledì 14 gennaio 2026

PDB come “maestro” della rivista SeFeR e dell’associazione Biblia (Massimo Giuliani)

Il carisma umano e spirituale di Paolo De Benedetti zicronò livrakhà, unito alle sue specifiche competenze in materia di filologia biblica e cultura ebraica, nelle loro diverse dimensioni, lo hanno predisposto, già agli inizi degli anni ‘70 del XX secolo, a diventare un punto di riferimento per quei gruppi e quelle associazioni che muovevano i primi passi nell’ambito del dialogo tra cristiani ed ebrei, quando ancora l’ebraismo non era di moda né veniva tradotta alcuna letteratura israeliana. Dopo aver seguito le traversìe della nuova traduzione Cei della Bibbia (per la quale fu in contatto con il biblista Carlo Maria Martini), PDB si attivò nel 1978 al momento di fondare, per volontà della non meno carismatica Maria Baxiu (1924-1982), un’associazione denominata Gruppo SeFeR destinata a dar vita all’omonima rivista trimestrale (SeFeR è l’acrostico di Studi Fatti Ricerche), insieme a Marisa Chiocchetti, Elsa Saibene e Viviana Frenkel. A questa cinquina si aggiunsero in redazione, nel corso degli anni, Paolo Mistura, Nazareno Pandozi, Fabio Ballabio, Claudia Milani, Massimo Giuliani e Miriam Camerini. Dopo la morte prematura di Baxiu, Paolo divenne il vero pilastro del gruppo, «maestro nel più alto senso della parola» come scrisse Marisa Chiocchetti nel 2011 in una breve cronistoria di quell’esperienza (la rivisita SeFeR ha chiuso con il numero 180 nel dicembre 2022). Il periodico aveva lo scopo di approfondire e diffondere la conoscenza dell’ebraismo negli ambienti cristiani, cattolici in particolare; di promuovere un approccio alle Scritture in ascolto della tradizione rabbinica; sviluppare occasioni di incontro e dialogo tra ebrei e cristiani. La dichiarazione conciliare Nostra Aetate (1965), una svolta nella bimillenatria storia della Chiesa, era il faro di questo impegno, in quegli anni ancora poco praticato e con ben pochi maestri, almeno in Italia (dove non vi era mai stato un Jules Isaac, per intenderci, fatta eccezione della pionieristica Amicizia ebraico-cristiana di Firenze, promossa da Giorgio La Pira, Fioretta Mazzei e alcuni ebrei toscani). Se a Milano non sorse mai un’amicizia istituzionale come quella di Firenze, esisteva però il Gruppo SeFeR attorno a PDB (al quale si affiancava il Gruppo Gexe del gesuita padre Sergio Katunarich dell’Istituto Leone XIII). In parallelo presero avvio le iniziative, fiorite negli anni Ottanta, di conferenze sul giudaismo e lezioni di ebraico biblico in via Machiavelli, presso le Suore di Sion, guidate da sr Ada Janes (1936-2015) e sr Maria Luisa Gaspari, e anche lì il maestro e l’ispiratore era sempre PDB.

La redazione di SeFeR per anni si riunì, con scadenza non fissa, in case private per discutere gli articoli da pubblicare, che venivano per lo più valutati dal nostro maestro (fin quando la salute glielo permise). Marisa ed Elsa si occupavano degli aspetti tecnici, come portare il materiale dall’impaginatore/stampatore, correggere le bozze e poi seguire gli abbonamenti e le spedizioni postali. La rivoluzione digitale, nel corso degli anni Novanta, cambiò lo scenario e rese più facile il lavoro, almeno quello redazionale (non quello dei rapporti con stamperia e poste italiane), e negli ultimi due decenni accelerò il processo di consultazione e produzione dei vari numeri della rivista. In questa fase, con Fabio e Claudia, diedi anch’io una mano per l’ideazione di numeri che prendevano forma vieppiù monografica. Ma la rete di contatti e amicizie connessi a SeFeR, che PDB aveva costruito e coltivato negli ultimi due decenni del secolo scorso, fu eccezionale e, pur a distanza di tempo, continua a ispirare anche la nuova rivista Avinu, sorta nel 2023 per proseguire idealmente l’esperienza di SeFeR. All’epoca Paolo era in contatto con alcuni intellettuali ebrei che avevano fatto ‘aliya andando a vivere in Israele e che collaboravano alla rivista. Vanno ricordati in particolare il giornalista Giorgio Romano (1909-1993), con cui PDB ebbe un’enorme corrispondenza cartacea, e il giurista Augusto Segre (1915-1986), molto attivo nelle istituzioni ebraiche italiane; ma nel giro di PDB gravitavano anche il padre domenicano francese Marcel Dubois (1920-2007), a lungo docente di tomismo all’università ebraica di Gerusalemme nonché il pastore luterano svizzero-tedesco Martin Cunz (1944-2003), direttore della rivista Judaica a sua volta dedicata al dialogo ebraico-cristiano. PDB non soffriva di provincialismo, di certo non nel lavoro editoriale in Bompiani e in Garzanti ma neppure nella sua militanza per il dialogo interreligioso. Con il mondo rabbinico PDB ebbe rapporti meno intensi, fatta eccezione per rav Elia Kopciowski e la rebbetzin Clara, i quali furono assai generosi nella collaborazione con SeFeR e con le Suore di Sion. Si ricordi che Kopciowski fu il primo rabbino a varcare la soglie del seminario di Venegono, su inviato del cardinal Martini, per spiegare cosa fosse il giudaismo ai futuri preti ambrosiani. Ma non vanno dimenticate le strette relazioni che PDB e SeFeR ebbero con Amos Luzzatto (1928-2020): la loro amicizia sorse proprio ad Asti quando Amos divenne primario all’ospedale; con Nathan Ben Horin (1921-2017) e sua moiglie Mirjam Viterbi (1933-2022), israeliani profondamente legati all’Italia e a Camaldoli, amici di vecchia data di Maria Baxiu. Paolo fu legato da stima e amicizia anche con Gioachino Pistone (1960-2019), valdese e storico libraio della Claudiana a Milano (un luogo amato da PDB perb incontrare gli amici, oltre che per presentare e discutere di libri); con Stefano Levi Della Torre, che ha sempre parlato di PDB come di un maestro in cose ebraiche; e con i biblisti Piero Rossano (poi divenuto vescovo-rettore della Lateranense), Piero Stefani, Enzo Bianchi (il fondatore di Bose) e Daniele Garrone (con il quale passò diverse estati ad Agape, un centro ricreativo dei valdesi sulle Alpi piemontesi); e ancora con Renzo Fabris, Elena Bartolini e Brunetto Salvarani, quest’ultimo della rivista Qol (anche di questo gruppo di cattolici emiliani, desiderosi di apprendere la saggezza ebraica, PDB divenne amatissimo “maestro”, inseparabile dalla sorella Maria De Benedetti, zicronà livrakhà). Tra tanti volti e voci potrei aver trascurato qualcuno – e me ne scuso – ma tutti costoro sopra menzionati formano un ricco mosaico storico-culturale senza il quale non si comprende appieno l’impegno di Paolo in SeFeR e il debito di connessioni e collaborazioni che SeFeR ha avuto verso Paolo.

Parallelamente a tutto ciò, ecco dipanarsi il legame e la collaborazione magistrale, altrettanto affascinante, che PDB ebbe con Agnese Cini e la sua pionieristica e coraggiosa associazione denominata Biblia, di cui Paolo volle restare vice-presidente a vita, lasciando alla fondatrice Cini, come giusto, la presidenza (nonché i mille oneri organizzativi e finanziari connessi). Al loro fianco vi furono sempre, in quanto ebraisti, anche Piero Stefani e Piero Capelli, successori della Cini alla presidenza. Biblia nacque come “associazione laica di cultura biblica”, decisa a promuovere la conoscenza della Bibbia in chiave culturale e non confessionale, ma con grande attenzione alla pluralità degli approcci religiosi (in una società come quella italiana religiosamente devota ma analfabeta). Su questo ambizioso progetto Biblia ebbe il supporto iniziale di intellettuali laici come Umberto Eco (1932-2016) e Tullio De Mauro (1932-2017), ma anche del pastore e accademico valdese Jan Alberto Soggin (1926-2010) e del rabbino capo di Milano Giuseppe Laras (1935-2017). Sorta nel dicembre del 1984, Biblia ha promosso decine e decine di convegni ed eventi, abbinati a numerisi corsi di ebraico biblico (principianti e avanzati) per leggere i testi sacri in lingua originale. Paolo è sempre stato il «consigliere ammirabile» e anche un po’ il padre spirituale di Agnese, che per trentacinque anni fu regista e regina indiscussa della vita dell’associazione tesa a “de-religionizzare” i libri del Libro, il sefer per antonomasia, inteso come Torà e per estensione il Tanakh, con l’inclusione anche del Nuovo Testamento. Secondo PDB, il Nuovo Testamento è un grande midrash dell’Antico, perché senza la Bibbia ebraica – e a volte persino senza la coeva letteratura giudaica in ebraico e in greco – le Scritture cristiane restano incomprensibili. Per dar conto della collaborazione tra Paolo e Agnese e delle attività che svolsero insieme ci vorrebbe un libro, non un breve articolo come questo: la loro fu anzitutto un’amicizia profonda, quasi una forma di “discepolato” da parte di Agnese e di quanti seguivano Paolo nei vari incontri organizzati in luoghi magnifici in ogni angolo d’Italia, e qualcun altro prima o poi scriverà questo auspicato libro. (Un altro luogo di ascolto di Paolo in quegli anni, forse ancor più vasto, fu la trasmissione di Rai Radio3 Uomini e profeti, curata da Gabriella Caramore, ma anche su ciò servirà scrivere un capitolo a parte). Qui ho inteso soltanto evocare quasi un quarantennio di relazioni, collaborazioni, legami amicali e professionali di cui sia la rivista SeFeR sia l’associazione Biblia sono stati catalizzatori e beneficiari. Bello e doveroso oggi ricordare persone, eventi e luoghi di allora; ancor più bello e doveroso continuare quell’impegno, con nuovi strumenti, insieme a quanti si sono nel frattempo uniti a noi nell’avventura dello studio e del dialogo. Grazie agli amici e alle amiche del Cepros di Asti che tengono viva quest’eredità e che mi hanno sollecitato a ricordare.

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