L'ICCJ (International Council of Christians and Jews) funge da organizzazione ombrello delle attuali 34 organizzazioni nazionali di dialogo ebraico-cristiano in tutto il mondo. L'ICCJ e le sue organizzazioni membri in tutto il mondo negli ultimi settant'anni si sono impegnate con successo nel rinnovamento storico delle relazioni ebraico-cristiane. Nati come reazione all'Olocausto, la Shoah, nella consapevolezza che occorre trovare il modo di esaminare le radici profondamente radicate della sfiducia, dell'odio e della paura che sono culminate in uno dei peggiori mali della storia umana, teologi, storici ed educatori hanno incluso il struttura ancora fragile dell'illuminismo e dei movimenti per i diritti umani del periodo tra le due guerre. In anni più recenti l'ICCJ ei suoi membri si sono sempre più impegnati nel dialogo abramitico: l'incontro tra ebrei, cristiani e musulmani. Gli sforzi dell'ICCJ per promuovere il dialogo ebraico-cristiano forniscono modelli per più ampie relazioni interreligiose, in particolare il dialogo tra ebrei, cristiani e musulmani. Attraverso le sue conferenze annuali e altre consultazioni, l'ICCJ offre una piattaforma in cui persone di diversa estrazione religiosa esaminano questioni attuali oltre i confini nazionali e religiosi, consentendo scambi faccia a faccia di esperienze e competenze. La sede internazionale dell'ICCJ si trova nella casa in cui visse il grande pensatore ebreo Martin Buber fino a quando le persecuzioni naziste lo costrinsero a fuggire dalla Germania. Martin-Buber-House, PO Box 11 29, 64629 Heppenheim – Germany, mail: office@iccj.org web: https://www.iccj.org/
Quanto a me, io do a te, più che ai tuoi fratelli, un dorso di monte, che io ho conquistato (Genesi 48,22)
martedì 27 febbraio 2024
giovedì 15 febbraio 2024
Una nuova rivista per il dialogo ebraico-cristiano
In
questi mesi un gruppo di ebrei e di cristiani, impegnati nel dialogo
tra le due comunità di fede, ha preso l’iniziativa di far nascere Avinu, nuova rivista quadrimestrale per il dialogo ebraico-cristiano. In ebraico avinusignifica
“padre nostro”, con riferimento sia all’unico Dio che ci unisce a
partire dalla rivelazione biblica sia al patriarca Abramo, chiamato da
molte fonti ‘nostro padre nella fede’. Chiara sfida nell’attuale
panorama della carta stampata ed elettronica, la nuova rivista Avinu riempie
un vuoto in Italia nell’ambito della comunicazione e della formazione
ed è stata ideata per mettere in circolazione il patrimonio della
recente storia dei rapporti tra cristianesimo (nelle sue diverse
confessioni) ed ebraismo (nella sue diverse articolazioni): esperienze
ed idee, riflessioni e memorie, incontri e ricerche più scientifiche,
tutto quel che individui e gruppi elaborano per alimentare la realtà di
quel dialogo, nonostante critiche e scetticismo. Soprattutto in questo
momento storico così complesso e sofferto, la rivista Avinu
intende farsi cassa di risonanza di quanti credono nel valore e persino
nella necessità di tale dialogo tra ebrei e cristiani, un dialogo
onesto e amicale, sincero e solidale, nel solco di figure luminose come
Jules Isaac e il card. Agostino Bea, rav Giuseppe Laras e il card. Carlo
Maria Martini, Lea Sestieri e Maria Baxiu, Manuela Sadun e Paolo De
Benedetti, Nathan Ben Horin e Renzo Fabris... per non citare che alcuni
protagonisti di questa storia recente. Ma una rivista che nasce libera e
indipendente ha bisogno, per vivere, di un supporto finanziario che può
venire soltanto da una forte base di abbonamenti, che coprano i costi
editoriali (ovviamente la collaborazione redazionale è su base
volontaria). Per questo apriamo oggi una “campagna abbonamenti” convinti
di trovare nel nostro Paese molte persone che ancora credono in questa
causa e che sosterranno lo sforzo di continuare a lavorare per il
dialogo ebraico-cristiano, nonostante i limiti delle nostre comunità e
sapendo che nessuna realizzazione nella storia umana è data per
acquisita una volta per tutte.
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