giovedì 22 dicembre 2022

Tagliare un'alleanza

La categoria biblica di "alleanza" di Dio con il popolo di Israele è centrale nella bibbia ebraica. Gesù di Nazaret, che in quell'alleanza vi si riconosce appieno, durante l'ultima cena con i suoi discepoli dirà che il pane è il suo corpo e il calice è l'alleanza nel suo sangue (Mc, Mt, Lc e 1 Cor). Non tragga in inganno l'aggettivo "nuova" alleanza, perché già il profeta Geremia ne parlava, senza per questo avere in mente la persona e la vicenda di Gesù (Ger 31, 31-34).

Eppure negli scritti cristiani il termine "alleanza" quasi scompare. Basti pensare che quelle sedici volte in cui viene citato nella lettera agli ebrei - giocoforza, visto che si parla di Gesù con categorie ebraiche - sono di più delle citazioni sparse nel resto degli scritti (vangeli, atti, lettere e apocalisse). Perché dunque una tale negligenza? A spiegarla non basta quel che dicono gli storici del cristianesimo, ovvero che per le autorità romane un'alleanza equivaleva a una società segreta di per sé illegale, sospetto che già aleggiava sulle prime comunità cristiane.

Tra il 1493 e il 1517 in Germania avvennero quattro sollevazioni dei contadini contro i signori, i tribunali, i preti e gli ebrei. I contadini erano sottoposti alla sola giurisdizione dei signori, quindi non avevano il diritto di ricorrere alla legge, e spesso erano indebitati con la chiesa e i prestatori di denaro in genere. Furono favoriti anche dalle idee di Lutero sul sacerdozio universale, quindi non riservato ai soli preti, e dal suo scritto sulla libertà del cristiano.

L'insegna del movimento divenne la rozza calzatura dei contadini, la cosiddetta "Bundschuh", le scarpe coi lacci. "Bund" è infatti un termine tedesco che definisce una federazione - il campionato tedesco di calcio è detto "Bundesliga" - e traduce il termine biblico "alleanza". Anche in ambito ebraico il "Bund" è il nominognolo dell'Unione generale dei lavoratori di Lituania, Polonia e Russia, partito socialista ebraico attivo nell'impero russo tra il XIX e il XX secolo.


Il recupero della categoria di "alleanza" avviene con la riforma protestante, che mette la bibbia nelle mani di tutti, cercando peraltro una più marcata fedeltà al canone e ai testi delle scritture ebraiche. La teologia federale del riformatore Giovanni Calvino (Istituzione 2, 9-11) è una teologia del patto o dell'alleanza e oggi le chiese battiste, alcune chiese metodiste e le chiese riformate - in Italia i valdesi - sono raccolte nell'Alleanza riformata mondiale.

La maggior parte delle chiese metodiste poi ogni anno celebra un cosiddetto "servizio di alleanza" sul modello di quella liturgia che per prima si tenne nell'agosto del 1755 nella chiesa francese di Londra. Si tratta di un vero e proprio rinnovamento dell'alleanza che viene celebrato nella prima domenica conveniente dell'anno recitando la "preghiera del patto" del riformatore John Wesley.

Il termine biblico "alleanza" (in ebraico "b'rit") fu utilizzato già dalla prima assemblea del Consiglio mondiale delle Chiese (WCC/CEC) nel 1948: "Qui ad Amsterdam (come cristiani) ci siamo di nuovo impegnati verso di lui (il Dio di Abramo, di Isacco, di Giacobbe, di Gesù) e abbiamo stretto un patto di alleanza con la costituzione del Consiglio ecumenico delle Chiese. Intendiamo rimanere insieme. Chiediamo alle comunità cristiane di ogni parte del mondo di sostenere e vivere questa alleanza (con Dio) nelle loro reciproche relazioni. Rendendo grazie a Dio, rimettiamo il futuro nelle sue mani".

Nel 1989 a Basilea si tenne poi l'assemblea mondiale su "Giustizia, pace e salvaguardia del creato" (JPIC) per "rispondere in modo nuovo all'alleanza di Dio" (a cui si riconosce di aver preso l'iniziativa). "Atti di alleanza" vennero chiamati alcuni esempi di azioni fedeli al patto perché ritenuti necessari per promuovere appunto pace, giustizia ed ecologia: "Tali esempi traducono la risposta all'alleanza di Dio in atti di impegno reciproco all'interno della comunità dell'alleanza. Oggi la priorità più urgente è la costruzione di legami di solidarietà su questioni e problemi specifici (JPIC), di reti di comunicazione e di sostegno. Ciò mette in evidenza il fatto che la risposta umana all'alleanza di Dio è un atto collettivo".

 Scrive Dante Lattes in un saggio intitolato L’eternità del patto (in Nel solco della Bibbia, Laterza, Bari 1953): “Israele visse costantemente nella certezza dell’aiuto di Dio ed in questa fiducia o in questa nostalgia si manifestarono il senso e la sicurezza della sua eternità”. Certezza, fiducia, nostalgia. La certezza è quando l’aiuto di Dio è verificato, come nel libro dell’Esodo (shemot/nomi); fiducia è quando l’aiuto di Dio non si vede ma, sorretti dalla memoria del passato, lo si attende ancora; nostalgia è quando l’aiuto non arriva né lo si aspetta più e resta solo la malinconia.

Nello stile della Bibbia questo rapporto è chiamato patto o alleanza (berit). Nell’ebraico è femminile e lo si taglia (karat) come quando si spezza una stretta di mano. Nelle testimonianze ittite del secondo millennio avanti l’era volgare tagliare (karat) l’alleanza (berit) era normale prassi nelle relazioni internazionali. L’originalità della Bibbia è applicare una categoria umana, di consueto rapporto tra popoli, alla relazione tra gli esseri umani e Dio.

Nel libro del Deuteronomio (devarim/parole 29,9-14) Dio stringe il patto con capi tribù, anziani, ufficiali, uomini d’Israele, figli, donne, ma anche con forestieri residenti che tagliano la legna e attingono l’acqua, e persino con chi non è lì presente quel giorno. Non solo con chi è in viaggio o malato, scrive Lattes, ma anche con tutti coloro che verranno nei secoli futuri, “che li conosceranno dalla voce dei padri e dei maestri, li troveranno scritti nei libri e nelle storie, li erediteranno come un patrimonio familiare”

E ancora non si tratta di una “magica investitura” quanto piuttosto di una “collaborazione alla quale Dio chiama tutto un popolo” e che ha come mèta “il coronamento della storia umana”. Ovvero “l’unità degli uomini in terra” come “reale riconoscimento e reale immanenza dell’unità di Dio”. Per Lattes “la storia viene creata insieme con Dio” e Israele è invitato a “collocare la propria storia nazionale nella corrente dell’universale storia del mondo”.

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