venerdì 10 febbraio 2023

Chiara Vaina

La lunga vita di Chiara, che ha compiuto novant’anni lo scorso anno, ebbe origine nel bellunese ma maturò lontana dalla sua casa e fu ricca di impegno e di incontri straordinari.

Negli anni ’60, a Firenze, conobbe Elvira Bernareggi, che diverrà sua compagna di vita, ed entrò a far parte della Comunità dei figli di Dio fondata da don Divo Barsotti.

Da quel momento in poi, Chiara è sempre rimasta fedele all’ideale di un monachesimo cristiano vissuto nel mondo.

In quegli stessi anni ‘60, incontrò il carisma di Maria Vingiani, frequentando le prime Sessioni estive del Segretariato Attività Ecumeniche (SAE) alla Mendola. Proprio lì, nascerà l’idea di un gruppo milanese del SAE, tuttora attivo, che coinvolgerà ben presto le chiese evangeliche locali e, successivamente, anche la chiesa ortodossa romena.

Alla fine degli anni ’60 Elvira tornò a Milano come studentessa lavoratrice e Chiara la seguì trovando impiego come segretaria presso un commerciante in diamanti.

Intanto il neonato gruppo ecumenico del SAE trovò ospitalità presso le suore del Cenacolo.

Quando Elvira terminò la sua carriera lavorativa presso l’Ufficio Scuola della chiesa ambrosiana, le venne chiesto di cominciare ad occuparsi di dialogo interconfessionale e interreligioso. Chiara continuò a collaborare con lei e, raggiunta l’età della pensione, entrò in Curia arcivescovile come volontaria per conto del SAE.

All’inizio degli anni ’90 fu creato il Servizio diocesano per l’ecumenismo e il dialogo e Chiara cominciò a prestarvi la sua opera di volontariato a tempo pieno, con passione e dedizione.

Il suo lavoro silenzioso fu assai prezioso anche per la nascita del Consiglio delle Chiese cristiane di Milano alla fine degli anni ’90. Ai lavori di questo profetico organismo Chiara partecipò anche come rappresentante della chiesa cattolica. Nel 2019, infine, entrò a far parte della Commissione diocesana per l’ecumenismo e il dialogo.

L’impegno e la testimonianza di Chiara, quindi, fu vivace all’interno della propria alla realtà ecclesiale, ma andò anche oltre i confini di essa. Per molti decenni fu l’instancabile responsabile della contabilità del SAE nazionale, dal momento in cui spostò la sua sede a Milano.

Inoltre, con Elvira, apprezzata islamista, e Caterina Conio, docente di indologia e sanscrito presso l’Università di Pisa, fondò il Centro interreligioso Henry le Saux con la doppia sede di Milano e di S. Stefano al Mare in Liguria. Come rappresentante del Centro le Saux ha partecipato fino all’ultimo ai lavori del Forum delle religioni in Milano.

Cara Chiara,

ho conosciuto te e Berna[1] all’inizio degli anni Novanta. Dall’Enaip[2] ero distaccato alla sede milanese del Ceep[3]. Con il Sinodo 47°, voluto da Carlo Maria Martini, era nato da poco l’ufficio ecumenico diocesano. Quando cominciai a collaborare con Gianfranco[4], tu eri già al suo fianco come volontaria del Sae[5].

Quando ho iniziato a ricevere laici impegnati nella pastorale ecumenica, mi hai ceduto il tuo ufficio. Quando l’Arcidiocesi mi ha assunto, mi hai rubato il lavoro di segreteria, pur di lasciarmi tempo per i corsi di formazione. Ti ricordo felice nel ricevere i gruppi di lavoro che si riunivano presso l’ufficio. Quanto amavi intrattenerti con PdB e Ada[6], sempre in anticipo agli incontri di Teshuvà[7]!

Quando le mie bimbe venivano in ufficio, le portavi in piazza S. Carlo a mangiare il gelato e in via Carroccio, dove abitavi con Berna. Micol era affascinata dagli scaffali colmi di libri dai caratteri strani[8]. Solo il mese scorso ti sei offerta di ospitare Rebecca per degli studi in città, recuperando dalla cantina il letto di Berna.

Amavi raccontarmi del Sae, di Elena e Gioachino[9], degli incontri alle sessioni estive alla Mendola. Mi tenevi informato sulle attività del gruppo milanese, non facendomi mancare i commenti critici. Regolarmente mi portavi in ufficio gli atti delle sessioni curati da Clara[10]. Mi hai sconsigliato, visto il mio ruolo in diocesi, di diventare socio del Sae. L’ho fatto solo in anni recenti, a seguito della ristrutturazione dell’ufficio. Con il trasloco da piazza Fontana a via S. Antonio, acquistammo una collega preziosa[11], ma cominciò un periodo difficile. Ricordo ancora il pranzo sontuoso che ci preparasti via Carroccio per consolarci.

Mi segnalavi gli appuntamenti di dialogo cittadini e mi invitavi ogni anno alla Tenda del silenzio[12]. Per Pasqua e Natale arrivavi in ufficio con il vino[13]. Partecipavi alle presentazioni nella tua libreria prediletta[14], mi regalavi quei libri e volevi che li leggessi per discuterne assieme.

Quando ti sei decisa a raccontarmi del periodo vissuto a Firenze negli anni Sessanta, parlandomi di don Divo[15], sei diventata l’esempio di un monachesimo cristiano vissuto nel mondo. Il Concilio[16] ha dato frutti sorprendenti, ma è stato anticipato da persone audaci, soprattutto donne. Tra queste anche tu che, come Berna e due Marie[17], hai dedicato l’intera vita al dialogo interconfessionale e interreligioso.

Nel tuo cassetto in ufficio hai lasciato poco o nulla. Un paio di occhiali dimenticati nella fretta di recarti a qualche incontro. I volantini delle Spuc[18], della memoria di Assisi[19], della Lep in S. Gottardo[20], dei 17 gennaio all’Ambrosianeum e al tempio di via Guastalla[21]. Ti rivedo ancora, infreddolita ma indomita, regolare gli accessi in sinagoga per la preghiera di Arvit[22].

Nella cartella del tuo pc, che hai utilizzato fino all’ultimo, ho trovato i file di un libretto commemorativo di Berna, dell’omelia di Martini per la nascita del Cccm[23], di un sermone di Dorothée e di una relazione di padre Traian[24], del volantino della presentazione di un dizionario hindu-cristiano alla Claudiana[25].

Grazie di tutto Chiara.

Ci mancherai.



[1] Elvira Bernareggi, islamista

[2] Ente Acli Istruzione Professionale

[3] Centro ecumenico europeo per la pace, con una sede anche a Motta di Campodolcino (SO)

[4] Mons. Gianfranco Bottoni, già responsabile del Servizio per l’ecumenismo e il dialogo dell’Arcidiocesi di Milano

[5] Segretariato Attività Ecumeniche

[6] Paolo De Benedetti, docente di giudaismo, e suor Ada Janes, delle religiose di Nostra Signora di Sion

[7] Il Gruppo interconfessionale Teshuvà (conversione) per lo studio dei rapporti con l’ebraismo

[8] I testi in sanscrito del Centro interreligioso Henri Le Saux, fondato da Caterina Conio, indologa

[9] Elena Covini, già presidente nazionale del Sae, e Gioachino Pistone, membro del Comitato direttivo

[10] Clara Achille, già responsabile del gruppo Sae di Milano

[11] Marina Galbusera, segretaria di mons. Luigi Manganini che inaugurò l’ufficio ecumenico diocesano

[12] Promossa, tra gli altri, dal Centro Ambrosiano di Documentazione per le Religioni (Cadr) e dalla comunità di S. Angelo

[13] Il Ferrari e il Ciliegiolo, i preferiti di Fausto Bassani, segretario del Servizio diocesano per la pastorale sociale

[14] La Libreria Claudiana, della Chiesa evangelica valdese di via Sforza

[15] Don Divo Barsotti, monaco cristiano, fondatore della Comunità dei figli di Dio all’Isolotto

[16] Concilio ecumenico Vaticano II (1962-1965)

[17] Maria Vingiani, fondatrice del Sae, e Maria Baxiu, della rivista SeFeR per la conoscenza dell’ebraismo e la lotta all’antisemitismo

[18] Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani (18-25 gennaio)

[19] In memoria dello storico incontro interreligioso di Assisi (1986)

[20] Lettura ecumenica della Parola, residenziale a Motta e a S. Felice del Benaco sul Garda, poi cittadina

[21] Giornata dell’ebraismo (17 gennaio)

[22] Arvit, preghiera serale ebraica, cui fa seguito l’Avdalah, l’uscita dal giorno festivo del sabato, inizio degli incontri cristiano-ebraici

[23] Consiglio delle Chiese cristiane di Milano inaugurato nel 1998

[24] Dorothée Mack, pastora valdese, e Traian Valdman, arciprete ortodosso romeno

[25] L’ultima iniziativa del Centro interreligioso Henri Le Saux

 

lunedì 6 febbraio 2023

Un ufficiale dell'esercito di origine ebraica a Lentate

Nella seconda metà dell’800 il fondo, sito in frazione Birago nel comune di Lentate sul Seveso, passò in proprietà a un certo A. Gerbino. Risulterebbe che egli fosse un ufficiale dell’Esercito in congedo, persona di grande umanità e di origine ebraica.

Gerbino, poiché grande appassionato, realizza al centro della tenuta un giardino botanico piantumando una grande quantità di cedri del Libano. Da qui prende il nome nel tempo “La Botanica”, nome che conserva tuttora.

https://aziendaagricolabotanica.it/la-storia-della-tenula-la-botanica/

Riflessioni sulla celebrazione eucaristica (Gioachino Pistone)

Oggi farò una cosa che non mi capita quasi mai di fare, e cioè il protestante duro e puro (beh, per modo di dire!). Perché è mia convinzio...